Nuova   produzione de IL LAGO DEI CIGNI
 MUSICA E DANZE DEL PRIMO  NOVECENTO

Il Balletto del Cremlino

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Rassegna di fine 2002
Romeo e Giulietta / Giulietta e Romeo
Le Scuole di Danza
La Nuova Stagione Teatrale
La nuova danza strizza l’occhio alla vecchia
Dal balletto romantico ai giorni nostri
Notiziario di Danza  
 
 
 
 
 
 
 

Dal balletto romantico ai giorni nostri

LA SILFIDE, il delizioso balletto romantico, classe 1836, di Augusto Bournonville è tornata a volare con la compagnia del Teatro dell’Opera; il più cordiale benvenuto va a questo gioiello della danza accademica che racchiude in sé il gusto e la poetica di un’intera stagione della nostra cultura, magistralmente racchiusi dal maestro danese in due brevi atti sulle note di Severino Loevenskjold, musicista minore ma non disprezzabile. Carla Fracci lo ha rimesso in iscena con tutti i crismi necessari, sia pure negli spazi non molto ampi del Teatro Nazionale, gratificando il pubblico, però, con l’esibizione nelle parti dei protagonisti di interpreti di gran spicco a cominciare dai due ballerini ospiti provenienti dal Balletto Reale Danese. Gudrun Bojesen è semplicemente perfetta, è la Silfide stessa così come deve essere: tenera e leggera, dolce e capricciosa, ingenua ed incosciente, e poi sopra tutto, lei come pure il suo compagno Thomas Lund, ha lo stile, quello stile “classico” che Bournonville aveva fatto suo e che la scuola danese è oggi ben fiera di tramandare. Anche i nostri Gaia Straccamore e Mario Marozzi sono stati degli ottimi protagonisti per classe, eleganza e tecnica, tali da non sfigurare al confronto, e per inciso ricordo che i due hanno appena ottenuto un grande successo sulle tavole del Bolscioi durante la breve trasferta del Balletto dell’Opera di Roma a Mosca.


Un altro amatissimo lavoro del repertorio ottocentesco è “Coppelia” che ha però il bizzarro destino di venire spesso riallestita da coreografi assai poco rispettosi dell’originale. Michele Pogliani, uno dei giovani creatori più intelligenti e preparati, in collaborazione con Federica Mastrangeli, è rimasto anch’egli affascinato dall’inquietante “fanciulla dagli occhi di smalto”, ma, coerentemente con lo spirito dell’opera ideata da Arthur de Saint Leon, ha conservato il clima giocoso ed ha fatto rielaborare con gusto a Paolo Demitry la musica di Delibes per farne uno spettacolo moderno ma non dissacrante. COPPELIA, based on a true story, sembra quasi un “musical” d’oltreoceano, pieno di ritmi sudamericani e di riferimenti al grande cinema dei passati anni ’40 e ’50. Sempre molto corrette le luci di Stefano Pirandello, i costumi deliziosamente retrò di Cato&Grace ed encomiabili tutti i vari interpreti della agguerrita formazione CMP.


Julio Bocca è stato un autentico “danseur noble”, fra i migliori al mondo negli ultimi anni, adesso che l’età avanza ha saggiamente deciso di dedicarsi ad un repertorio più consono alle sue forze; essendo egli argentino, ha trovato nella danza tipica della sua terra logica fonte di ispirazione e spettacolo. Il suo BOCCATANGO, approdato sulle tavole del Teatro Sistina, è in effetti una affascinante carrellata sul celebre ballo accompagnata da musica dal vivo e dalle canzoni di due vocalisti. Le coreografie di Ana Maria Stekelman, una specialista del genere, sono molto ben costruite e mettono adeguatamente in luce la formazione classica del Bocca, pur negli stilemi del ballo popolare, ed esaltano la componente maschile della formazione in cui compare un’unica danzatrice: cecilia Figaredo, quasi a sottolineare come il tango fosse all’origine una questione di soli uomini, veri “machos”. Sensualità e fascino anche nei due assoli che il Bocca stesso esegue con rigore e classe intatti; una serata di gran livello!


Buona iniziativa quella di presentare negli ampi giardini della romana Piazza Vittorio in aggiunta alle consuete serate estive di cinematografia anche spettacoli di danza; maggiormente lodevole poiché questi sono accompagnati dal vivo da una diligente compagine musicale, la Nova Amadeus Chamber Orchestra, diretta da Sergio La Stella. Ne è stato promotore Renato Greco con la sua compagnia stabile che ha presentato una versione di CARMEN un po’ particolare, composta non solo da parti danzate nel suo consueto stile classico ed esuberante al tempo stesso, ma anche ricca di inserti di ballo flamenco e con l’aggiunta di qualche aria dalla celebre opera di Bizet eseguita dalla cantante Orit Gabriel. Protagonista di grande personalità, come si conviene, Aymée Herrera Benitez del Balletto di Cuba accompagnata da due baldi giovani, Marco Chiodo quale Escamillo e Christian Di Mario, Don José. Spettacolo eclettico, decisamente di taglio popolare, ma nel complesso gradevole per una serata all’aperto.


Il saggio di fine anno della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma è stato ancora una volta la dimostrazione della grande qualità di questa istituzione, vero fiore all’occhiello della Fondazione. Gli allievi di tutti i livelli, compatibilmente col loro grado di preparazione, sembrano possedere già tutti, ed è questo il carattere distintivo di questa eccezionale scuola diretta dalla Signora Paola Jorio, una padronanza scenica ed una professionalità che li distingue come un vero e proprio marchio di qualità. Sia che affrontino il rigore dalla danza accademica, sia che si esibiscano secondo le tecniche più diverse della danza moderna (ma come si danza meglio il moderno quando si è padroni del linguaggio classico!) questi giovani, piccoli o grandi che siano, sono stati ben selezionati, lavorano sodo e si capisce che sono in possesso di un sicuro mestiere. Molti i talenti in nuce che si affermeranno se avranno forza e volontà per continuare a studiare seriamente per una carriera in cui si starà sempre “alla sbarra”; uno, Alessandro Riga, bella personalità da “danseur noble”, non ancora giunto all’ultimo anno, comincia già a raccogliere premi, in bocca al lupo!


Il Festival Euro Mediterraneo, ideato e diretto da Enrico Castiglione, giunto quest’anno alla sua terza edizione, si impegna a dedicare maggiore attenzione alla danza e per il 2003, come anticipo su più corpose presenze future, ha chiamato un discreto gruppo di solisti del New York City Ballet, la mitica compagnia nata sotto la stella di George Balanchine e che del grande coreografo russo-americano conserva tutta la prestigiosa eredità. Nel magnifico scenario delle grandi terme della Villa Adriana di Tivoli è andato in iscena un piccolo trittico che comprendeva però una novità assoluta per l’Italia: DAVIDBUENDLERTAENZ, delizioso e raffinatissimo passo ad otto sulla musica per piano di Schumann, lavoro che di Mister B è stato una delle ultime creazioni prima della sua scomparsa avvenuta esattamente vent’anni orsono. Una composizione astratta, come era nel suo stile, nella quale quattro coppie si abbandonano ai ritmi della danza senz’altro intendimento se non quello forse di adombrare una vaga relazione sentimentale, un pretesto comunque per infilare tutta una serie di bellissimi movimenti e sfoderare una nobile e purissima tecnica, vuoi sulle mezze punte, vuoi sulle classiche punte rinforzate, in un clima rarefatto e sognante. Seguivano un passo a due di Richard Tanner, SONATAS AND INTERLUDES con musica di John Cage, ancora accompagnato al piano, preparato, suonato da Cameron Grant ed il ben noto WHO CARES? su musica di Gershwin (in una versione però riveduta e ridotta), uno dei cavalli battaglia del grande Balanchine. Questi ebbe una produzione enorme e tutta o quasi di altissimo livello, poco di lui purtroppo è conosciuto in Italia, speriamo veramente come ci ha promesso Nilas Martins, danzatore e figlio dell’attuale direttore della compagnia, che il prossimo anno, centenario della nascita, si possano vedere altre sue creazioni e magari anche di quelle di Jerome Robbins, l’altro grande della danza americana in programma anch’esso per il 2004. Ne riparleremo.

 

Alberto Cervi