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Dal balletto
romantico ai giorni nostri
LA
SILFIDE, il delizioso balletto romantico, classe
1836, di Augusto Bournonville è tornata a volare
con la compagnia del Teatro dell’Opera; il più cordiale
benvenuto va a questo gioiello della danza accademica
che racchiude in sé il gusto e la poetica di
un’intera stagione della nostra cultura, magistralmente
racchiusi dal maestro danese in due brevi atti sulle
note di Severino Loevenskjold, musicista minore ma
non disprezzabile. Carla Fracci lo ha rimesso in iscena
con tutti i crismi necessari, sia pure negli spazi
non molto ampi del Teatro Nazionale, gratificando il
pubblico, però, con l’esibizione nelle
parti dei protagonisti di interpreti di gran spicco
a cominciare dai due ballerini ospiti provenienti dal
Balletto Reale Danese. Gudrun Bojesen è semplicemente
perfetta, è la Silfide stessa così come
deve essere: tenera e leggera, dolce e capricciosa,
ingenua ed incosciente, e poi sopra tutto, lei come
pure il suo compagno Thomas Lund, ha lo stile, quello
stile “classico” che Bournonville aveva
fatto suo e che la scuola danese è oggi ben
fiera di tramandare. Anche i nostri Gaia Straccamore
e Mario Marozzi sono stati degli ottimi protagonisti
per classe, eleganza e tecnica, tali da non sfigurare
al confronto, e per inciso ricordo che i due hanno
appena ottenuto un grande successo sulle tavole del
Bolscioi durante la breve trasferta del Balletto dell’Opera
di Roma a Mosca.
Un altro amatissimo lavoro del repertorio ottocentesco è “Coppelia” che
ha però il bizzarro destino di venire spesso riallestita da coreografi
assai poco rispettosi dell’originale. Michele Pogliani, uno dei giovani
creatori più intelligenti e preparati, in collaborazione con Federica
Mastrangeli, è rimasto anch’egli affascinato dall’inquietante “fanciulla
dagli occhi di smalto”, ma, coerentemente con lo spirito dell’opera
ideata da Arthur de Saint Leon, ha conservato il clima giocoso ed ha fatto
rielaborare con gusto a Paolo Demitry la musica di Delibes per farne uno spettacolo
moderno ma non dissacrante. COPPELIA, based on a true story, sembra quasi un “musical” d’oltreoceano,
pieno di ritmi sudamericani e di riferimenti al grande cinema dei passati anni ’40
e ’50. Sempre molto corrette le luci di Stefano Pirandello, i costumi
deliziosamente retrò di Cato&Grace ed encomiabili tutti i vari interpreti
della agguerrita formazione CMP.
Julio Bocca è stato un autentico “danseur noble”, fra i
migliori al mondo negli ultimi anni, adesso che l’età avanza ha
saggiamente deciso di dedicarsi ad un repertorio più consono alle sue
forze; essendo egli argentino, ha trovato nella danza tipica della sua terra
logica fonte di ispirazione e spettacolo. Il suo BOCCATANGO, approdato sulle
tavole del Teatro Sistina, è in effetti una affascinante carrellata
sul celebre ballo accompagnata da musica dal vivo e dalle canzoni di due vocalisti.
Le coreografie di Ana Maria Stekelman, una specialista del genere, sono molto
ben costruite e mettono adeguatamente in luce la formazione classica del Bocca,
pur negli stilemi del ballo popolare, ed esaltano la componente maschile della
formazione in cui compare un’unica danzatrice: cecilia Figaredo, quasi
a sottolineare come il tango fosse all’origine una questione di soli
uomini, veri “machos”. Sensualità e fascino anche nei due
assoli che il Bocca stesso esegue con rigore e classe intatti; una serata di
gran livello!
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Buona
iniziativa quella di presentare negli ampi giardini
della romana Piazza Vittorio in aggiunta alle consuete
serate estive di cinematografia anche
spettacoli di danza; maggiormente lodevole poiché questi sono accompagnati
dal vivo da una diligente compagine musicale, la Nova Amadeus Chamber Orchestra,
diretta da Sergio La Stella. Ne è stato promotore Renato Greco con
la sua compagnia stabile che ha presentato una versione di CARMEN un po’ particolare,
composta non solo da parti danzate nel suo consueto stile classico ed esuberante
al tempo stesso, ma anche ricca di inserti di ballo flamenco e con l’aggiunta
di qualche aria dalla celebre opera di Bizet eseguita dalla cantante Orit
Gabriel. Protagonista di grande personalità, come si conviene, Aymée
Herrera Benitez del Balletto di Cuba accompagnata da due baldi giovani, Marco
Chiodo quale Escamillo e Christian Di Mario, Don José. Spettacolo
eclettico, decisamente di taglio popolare, ma nel complesso gradevole per
una serata all’aperto.
Il saggio di fine anno della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di
Roma è stato ancora una volta la dimostrazione della grande qualità di
questa istituzione, vero fiore all’occhiello della Fondazione. Gli allievi
di tutti i livelli, compatibilmente col loro grado di preparazione, sembrano
possedere già tutti, ed è questo il carattere distintivo di questa
eccezionale scuola diretta dalla Signora Paola Jorio, una padronanza scenica
ed una professionalità che li distingue come un vero e proprio marchio
di qualità. Sia che affrontino il rigore dalla danza accademica, sia
che si esibiscano secondo le tecniche più diverse della danza moderna
(ma come si danza meglio il moderno quando si è padroni del linguaggio
classico!) questi giovani, piccoli o grandi che siano, sono stati ben selezionati,
lavorano sodo e si capisce che sono in possesso di un sicuro mestiere. Molti
i talenti in nuce che si affermeranno se avranno forza e volontà per
continuare a studiare seriamente per una carriera in cui si starà sempre “alla
sbarra”; uno, Alessandro Riga, bella personalità da “danseur
noble”, non ancora giunto all’ultimo anno, comincia già a
raccogliere premi, in bocca al lupo!
Il Festival Euro Mediterraneo, ideato e diretto da Enrico Castiglione, giunto
quest’anno alla sua terza edizione, si impegna a dedicare maggiore
attenzione alla danza e per il 2003, come anticipo su più corpose
presenze future, ha chiamato un discreto gruppo di solisti del New York City
Ballet, la mitica compagnia nata sotto la stella di George Balanchine e che
del grande coreografo russo-americano conserva tutta la prestigiosa eredità.
Nel magnifico scenario delle grandi terme della Villa Adriana di Tivoli è andato
in iscena un piccolo trittico che comprendeva però una novità assoluta
per l’Italia: DAVIDBUENDLERTAENZ, delizioso e raffinatissimo passo
ad otto sulla musica per piano di Schumann, lavoro che di Mister B è stato
una delle ultime creazioni prima della sua scomparsa avvenuta esattamente
vent’anni orsono. Una composizione astratta, come era nel suo stile,
nella quale quattro coppie si abbandonano ai ritmi della danza senz’altro
intendimento se non quello forse di adombrare una vaga relazione sentimentale,
un pretesto comunque per infilare tutta una serie di bellissimi movimenti
e sfoderare una nobile e purissima tecnica, vuoi sulle mezze punte, vuoi
sulle classiche punte rinforzate, in un clima rarefatto e sognante. Seguivano
un passo a due di Richard Tanner, SONATAS AND INTERLUDES con musica di John
Cage, ancora accompagnato al piano, preparato, suonato da Cameron Grant ed
il ben noto WHO CARES? su musica di Gershwin (in una versione però riveduta
e ridotta), uno dei cavalli battaglia del grande Balanchine. Questi ebbe
una produzione enorme e tutta o quasi di altissimo livello, poco di lui purtroppo è conosciuto
in Italia, speriamo veramente come ci ha promesso Nilas Martins, danzatore
e figlio dell’attuale direttore della compagnia, che il prossimo anno,
centenario della nascita, si possano vedere altre sue creazioni e magari
anche di quelle di Jerome Robbins, l’altro grande della danza americana
in programma anch’esso per il 2004. Ne riparleremo.
Alberto Cervi
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