Nuova   produzione de IL LAGO DEI CIGNI
 MUSICA E DANZE DEL PRIMO  NOVECENTO

Il Balletto del Cremlino

Nuovi Spettacoli
RomaEuropa Festival 2002
Invito alla Danza
Rassegna di fine 2002
Romeo e Giulietta / Giulietta e Romeo
Le Scuole di Danza
La Nuova Stagione Teatrale
La nuova danza strizza l’occhio alla vecchia
Dal balletto romantico ai giorni nostri
Notiziario di Danza  
 
 
 
 
 
 
 
LA NUOVA STAGIONE TEATRALE

Nella nuova stagione teatrale riesplode la commedia musicale, questo genere fatto di danza, canto e recitazione che è sempre più amato dagli italiani. 7 Spose per 7 Fratelli, fin dal suo esordio cinematografico nei lontani anni cinquanta, è stato un costante successo sia in America, sia in Europa e non c'è da meravigliarsene data la sua ben congegnata struttura e le accattivanti musiche di Gene De Paul. Niente sofisticati intellettualismi, è chiaro, ma una storiella popolare con delle belle canzoni e tanta danza trascinante che rallegra e diverte il colto e l'inclita. La Compagnia della Rancia ne ha ripreso, al Teatro Brancaccio di Roma, la sua produzione di qualche anno fa, rimettendo a nuovo l'allestimento con il sempre verde Raffaele Paganini ed una giovane protagonista debuttante Valeria Monetti, molto brava e disinvolta; sempre gustoso l'impianto scenico di Aldo De Lorenzo con i costumi di Zaira de Vincentiis, nonché le coreografie di Fabrizio Angelini, vero asso nella manica dello spettacolo. Un solo rammarico per la base musicale registrata; la presenza di una orchestra, anche modesta, recherebbe senz'altro più calore, avvantaggerebbe gli interpreti e sarebbe più gratificante per il pubblico.


Dall'Ungheria è arrivato sul palcoscenico del Teatro Quirino il Balletto di Gyor, una compagnia che ricordavamo con interesse per averla vista anni orsono sotto la guida di Ivan Marko, danzatore innovativo e rigoroso, cresciuto sotto la stella di Béjart. Oggi il complesso, diretto da Janos Kiss, ha tutta un'altra fisionomia e si dedica ad un genere di danza molto più facile e popolare; Purim, il sortilegio, la coreografia qui presentata, narra una vicenda della tradizione ebraica per mezzo di un linguaggio misto fatto di danza popolare ed accademica insieme, non esente per giunta da influssi jazz. Il risultato è uno spettacolo vistoso e superficiale come un varietà televisivo, eterogeneo e discontinuo, né sembra convincere l'abbinamento con la musica "kletzmer" della Budapest Band, rivisitata in chiave "soul".

Di Maurice Béjart dobbiamo parlare di nuovo poiché una sua recentissima creazione è approdata al Teatro Olimpico di Roma con la Compagnie M, la nuova formazione che il maestro francese ha messo su a Losanna radunando i migliori elementi della sua scuola "Rudra". In effetti questo nuovo lavoro ha tutta l'aria di essere stato concepito come un saggio scolastico fatto per mettere in luce le eccezionali qualità di giovani assai dotati nelle arti sceniche. Quanto alla coreografia del vecchio leone? Ovvia, abbiamo visto di meglio, ma Béjart, anche quando non convince, mostra sempre una grande classe ed intelligenza e non annoia mai lo spettatore; questo Madre Teresa ed i Fanciulli del Mondo vuole evocare in qualche modo la celebre suora di Calcutta ed il suo operato e lo fa in maniera zuccherosa e piuttosto superficiale puntando sopra tutto sulla presenza di Marcia Haydée, gloria del balletto del '900, un'artista che nonostante un fisico appesantito ha ancora sufficiente carisma per tenere la scena e galvanizzare il pubblico recitando anche in un buon italiano. Troppa melassa però da parte di un autore che per fortuna in qualche punto sa ancora dare una zampata come nella scena del valzer danzato tutto su linee spezzate. In definitiva comunque uno spettacolo gradevolmente confezionato e confortato da belle musiche orientali con qualche nota pure di Bach, Mozart e Beethoven.

Bravissimi sono altresì gli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell'Opera di Roma, diretta dalla Sig.ra Paola Jorio, che si sono esibiti al Teatro Nazionale in due balletti diversi per stile e tecnica. Il primo, Le Avventure di Pinocchio, su musiche di autori vari, è una coreografia di Fabrizio Monteverde che rispecchia pienamente lo stile di questo autore asciutto e schematico, più adatto, a mio giudizio, a mettere in danza introspezioni psicologiche contemporanee che non una favola per bambini. I giovani interpreti tuttavia, a cominciare dal piccolo Valerio Lunadei, assecondano con lodevole impegno i suoi difficili disegni, mentre il clima fiabesco è comunque assicurato dai fantasiosi costumi selezionati da Monica Ricci nell'archivio di Mario Pompei. Gli alunni degli ultimi anni hanno poi sfoggiato tutto il loro virtuosismo nel secondo pezzo in programma, Majisimo, una creazione in puro stile accademico di Jeorge Garcia sulle note spagnoleggianti da Le Cid di Massenet.

Mediascena Europa ha riportato in vari teatri della periferia romana la tradizionale rassegna "off Broadway" che offre la possibilità a tanti coreografi emergenti di mettere in iscena le proprie creazioni. Cinque fra questi, membri abitualmente della compagnia di Vittorio Biagi, hanno allestito una serata composta da vari brani frutto della farina dei rispettivi sacchi; Katia Sallustio, Marika Vannozzi, Sonia Bertin, Fabio Garau e Riccardo Texeira sono stati i notevoli autori ed interpreti, sia pure con intensità diversa, di un ampio ventaglio di tipologie dall'espressionistica alla danza jazz al genere satirico ammiccante per finire poi in un fuori programma tutti insieme, appassionatamente, a ballare una delle ultime creazioni del Biagi stesso.