E' ritornato il Festival del Balletto di Nervi
Nuova produzione de IL LAGO DEI CIGNI
MUSICA E DANZE DEL PRIMO NOVECENTO

Il Balletto del Cremlino

Nuovità Assolute
NUOVI SPETTACOLI DELL'ESTATE
Giselle e le Villi
 
 
 
 
 
 
 
SPETTACOLI DELL'ESTATE

Con la sua settima edizione è ripartita a Roma, presso il delizioso giardino di Sisto V°, Danza da Bruciare ovvero il Pozzo degli Angeli, la tipica rassegna dedicata alle nuove tendenze ed agli artisti che sperimentano forme alternative. Ne cito una per tutti: Daniela Capacci, fondatrice del gruppo "DanzaRicerca", un'artista che mi è sempre sembrata interessante e che non si è smentita nemmeno questa volta con la novità RITMO UNICO. E' logicamente anche questo, più che mai, un lavoro di ricerca sul movimento fine a se stesso, senza altro intento che l'analisi in dettaglio delle azioni/reazioni del corpo; si avvale di un crescendo di ritmi originali nel quale i danzatori roteano vorticosamente e proiettano le braccia come saette in figurazioni plastiche sempre più complesse. Le luci sono sapienti e belli i costumi, ma ciò non ostante l'impressione è che il lavoro, rispetto al passato, resti alquanto in superficie e pecchi nel suo genere di formalismo. Anche Invito alla Danza, la tradizionale vetrina estiva internazionale, è tornata a calcare il palcoscenico allestito nella magica cornice di Villa Massimo a Roma. Quest'anno ho preferito assistere all'esibizione di alcune formazioni italiane che meritano maggiore attenzione come, tanto per cominciare, il gruppo "Aton" che ha presentato una novità assoluta ideata da Marina Michetti, intitolata DiversaMente, e composta di tre lavori distinti ma uniti dal tema dell'incontro/scontro fra uguaglianza e diversità. Si comincia con CROSS CURRENTS, un lavoro di Merce Cunningham, su musica di Colon Nancarrow arrangiata da John Cage, del 1964, quando il vate della "modern dance" americana usava ancora il vocabolario della danza classica per plasmarlo secondo la sua personale visione destrutturante. Seguiva il toccante NARCISO E BOCCADORO, particolare storia d'amore in una società chiusa e conformista, coreografata da Dino Verga e Luca Russo, quest'ultimo anche efficacissimo interprete; musica di Bach con aggiunta di musica concreta. Meno originale e raffinato invece il pezzo conclusivo: I HAVE A DREAM, su musiche varie, elaborato dal Verga come un manifesto contro la guerra, molto convenzionale nella forma e nell'espressione. La "Spellbound Dance Company" è nonostante il nome una formazione italiana vivace ed eclettica guidata da Mauro Astolfi ed aperta a generi diversi; ne è la prova STATI COMUNICANTI, un gradevole balletto in tre tempi che segna un percorso per i danzatori da uno stile geometrico e spigoloso ad uno più lirico e fluido per terminare poi in modo dinamico e scherzoso, indice del passaggio da uno stato di malessere alla pura felicità. Arrangiava la colonna sonora Marco Schiavoni, un musicista che ama la danza. Ha chiuso la rassegna MaggioDanza, la compagnia fiorentina che mancava a Roma da dieci anni e che oggi, sotto la guida di Giorgio Mancini, presenta una nuova fisionomia di grande interesse; lo dimostra il trittico presentato, composto da THE VERTIGINOUS THRILL OF EXACTITUDE, musica di Schubert, una provocatoria coreografia di William Forsythe, l'artista americano che ama usare il linguaggio accademico con gustosa irriverenza ma che esige interpreti estremamente dotati di una tecnica adamantina e di grinta spaventosa. Bene invece Letizia Giuliani ed Umberto de Luca in SOLILOQUI A DUE, un fluido passo a due del Mancini su musica di Vivaldi; ma il vero trionfo per i gigliati è arrivato con BALLET PATHETIQUE, un piccolo capolavoro sulla sinfonia patetica di Ciakowsky del finlandese Jorma Uotinen, che è una estraniata parodia del balletto romantico fatta però senza alcun intento provocatorio e con massima eleganza e sensibilità, interpretata per assurdo unicamente dai ballerini maschi, in lunghi tutù, fra i quali spiccava per intensità e partecipazione Leone Barilli. Anche "Mediascena" è ritornata con la sua rassegna Itali@rte dedicata tradizionalmente alle compagnie italiane, occupando come in origine il bel giardino dell'Istituto di Studi Romani all'Aventino; purtroppo il ritmo è troppo serrato: le varie compagnie si susseguono inesorabilmente una sera dopo l'altra. Io ho voluto rivedere la Compagnia di Balletto Classico Cosi-Stefanescu, una di quelle formazioni che privilegiano la danza accademica e tutto il repertorio ottocentesco; ottima cosa se non fosse che per far ciò occorre disporre di una tale complessità di mezzi come a volte nemmeno gli enti maggiori possiedono. La riduzione del ben amato DON CHISCIOTTE, sulla brillante musica di Minkus, attuata da Liliana Cosi e da Marinel Stefanescu è fondamentalmente corretta pur se con molti tagli, ma certo l'allestimento è per ovvii motivi assai modesto ed il volenteroso corpo di ballo è ridotto ai minimi termini; troppo poco per far rivivere uno dei più ricchi e fastosi balletti dell'800, buono forse a scopo divulgativo da portare nei piccoli centri della provincia. Fortuna che i due protagonisti se la sono cavata dignitosamente: Paola Masi è una Kitri dinamica ed espressiva e Rezart Stafa un Basilio grintoso e di bella linea. A Grottaferrata, Castelli Romani, è nato un nuovo Festival Internazionale della Danza, diretto da Gianni Rosaci e patrocinato dalla Provincia, nell'incantevole Villa Grazioli con vista mozzafiato sulla Capitale. Ne ho approfittato per assistere all'esibizione dell'Aterballetto in tre pezzi forti del suo repertorio: STEPTEXT, passo a quattro su musica di Bach, un Forsythe del 1985, alle prime dimostrazioni della sua vena libera e disarticolata; poi veniva SONGS, un passo a tre di Mauro Bigonzetti sulle note di Henry Purcell, molto intenso e sensuale ancorché asimmetrico ed imprevedibile, ottimamente reso da Stefania Figliossi, Alexis Oliveira e Roberto Zamorano; infine CANTATA, un pezzo corale su musica popolare ancora del Bigonzetti, che mi ha sempre lasciato perplesso per la sua manifesta intenzione di voler rappresentare il misero in forma rozza. Il Festival Internazionale di Mezza Estate a Taglicozzo è invece giunto alla sua ventesima edizione nelle salde mani di Lorenzo Tozzi, spaziando un po' in tutti i campi delle Arti Sceniche. Per quanto riguarda la danza vi riferisco de LE MILLE ED UNA NOTTE, balletto in due atti, ispirato all'omonima raccolta di novelle, di Nugzar Magalashvili su musiche di Fikret Amirov, produzione del Balletto dell'Opera di Stato di Turchia, una compagnia di stretta formazione accademica, dotata di tecnica e brillantezza notevoli per una formazione proveniente da un paese di diversa cultura. Questo lavoro però è uno zibaldone tipo varietà televisivo, ricco di effetti e di colori ma povero di qualsiasi spessore artistico o raffinatezza interpretativa, si lascia vedere e mandare giù come una fresca bibita in una sera, appunto, di mezza estate! Saltata per la seconda volta la produzione della novità assoluta "Enea" (la riduzione dei fondi per lo spettacolo evidentemente si fa sentire), il Balletto dell'Opera di Roma ha riallestito per il rinato Teatro all'Aperto alle Terme di Caracalla la sua collaudata versione de IL LAGO DEI CIGNI, un classico che i "nostri" sembrano avere ormai ben assimilato e che eseguono con entusiasmo e correttezza. Alla prima come protagonisti hanno danzato Irina Dvorovenko e Maksim Beloserkovsky, ospiti dall'American Ballet Theatre, una coppia celebre senz'altro per qualità fisiche e padronanza tecnica, ma non di certo trascinante sul piano interpretativo. Successo indiscusso comunque per tutti e per la compagnia capitolina nel suo complesso che continua a registrare tanti esauriti!

Alberto Cervi