Padova – Compositore, pianista e direttore d’orchestra, Thomas Adès è una delle personalità più originali della musica contemporanea britannica. Nato a Londra nel 1971, ha costruito un linguaggio capace di attraversare la tradizione europea senza mai rimanerne prigioniero, facendo dialogare passato e presente, forme antiche e nuove sonorità. Il rapporto particolarmente intenso con il pianoforte rende quasi naturale che il suo recital al Festival Pianistico Internazionale Cristofori di Padova, inserito nella nona edizione della rassegna dedicata quest’anno alla Rinascita, abbia trovato nella Scuola della Carità uno spazio ideale per un programma intitolato “Nuovi Classicismi”: un itinerario nel quale la memoria della musica diventa materia da rileggere e trasformare.
Ad aprire la serata sono state le Variazioni in Fa minore di Haydn, pagina fra le più intense della produzione pianistica del compositore, costruita su un tema malinconico sottoposto a una progressiva elaborazione. Adès le affronta con un’esecuzione di grande equilibrio, nella quale il flusso sonoro appare continuo e perfettamente calibrato. Il tocco è fluido, sentito, quasi in perfetta simbiosi con i tasti, ma contemporaneamente asciutto, privo di qualsiasi compiacimento. La musica procede con naturalezza, lasciando emergere la profondità espressiva senza appesantirla.
Con la Serenata in La di Stravinskij l’ambiente sonoro cambia radicalmente. Le quattro brevi sezioni – Hymne, Romanza, Rondoletto e Cadenza finale – costruiscono un mondo sospeso, nel quale il suono sembra continuamente confrontarsi con il proprio contrasto. Adès ne coglie soprattutto la dimensione rarefatta e l’attesa, fino a quando il Rondoletto introduce melodie più mobili, incisive e definite. La Cadenza finale torna invece a una dimensione più lieve e sospesa: un manto sonoro sul quale il pianista srotola le note una dopo l’altra, accompagnandole verso un finale dolce e minimalista.
È poi la volta di Janáček, con V pláči (In lacrime), tratto da Sul sentiero di rovi. Qui Adès sembra quasi cambiare peso al proprio tocco. La dolcezza è sorprendente, così come l’appoggio sui tasti e la sensibilità nel percepire ogni singola nota. La malinconia non viene sottolineata, ma lasciata affiorare con naturalezza, come in un’alba lontana dai colori morbidi, quando la luce ancora non ha completamente definito le forme.
A chiudere la prima parte sono le Blanca Variations dello stesso Adès, composte nel 2015 per pianoforte solo. È qui che il compositore e l’interprete sembrano naturalmente coincidere. Adès vive la propria musica con trasporto ed emozione, ma senza mai strafare: il controllo rimane assoluto anche nei passaggi più sfuggenti. Le variazioni si trasformano così in un ascolto quasi ipnotico, sospeso tra note che sembrano bussare alla mente, sempre più piano, fino a lasciare nell’aria una sensazione di attesa.
La seconda parte si apre con la Sonata per pianoforte Sz 80 di Bartók, e l’atmosfera cambia ancora. È una vera sferzata di energia, affrontata da Adès con rigore e attenzione, ma anche con un vigore quasi fisico. I tasti scoppiettano sotto le sue dita, attaccati con fervore e passione; poi, nel Sostenuto e pesante, la tensione si raccoglie e lascia spazio a una dolcezza che sembra celare l’imminente ritorno del movimento. Il Finale è guizzante, spiazzante, attraversato da un’energia che cresce e decresce come un mare agitato, fino al vortice conclusivo. Una vera prova di resistenza per le dita, se non adeguatamente allenate, affrontata da Adès con una naturalezza quasi disarmante, come se quella massa di note fosse una passeggiata.
Poi Beethoven, con la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109. Un altro mondo, un’altra profondità. Adès la affronta con trasporto ed eleganza, trovando un equilibrio particolarmente felice fra la leggerezza del primo movimento, la tensione del Prestissimo e la dimensione contemplativa dell’Andante molto cantabile ed espressivo. Nel grande tema finale con variazioni il tempo sembra dilatarsi: il pianista lascia respirare le frasi, cura ogni passaggio con attenzione e costruisce una progressiva intensificazione senza mai forzare il discorso.
L’ultima parola spetta ancora ad Adès, con Vesper, pagina per pianoforte solo del 2023 e proposta qui in prima esecuzione italiana. Dopo il percorso compiuto, il brano appare quasi come un’ultima carezza: un fluire di onde morbide, un movimento che sembra preparare una marea più agitata per poi ricondurre tutto alla calma. È una conclusione coerente con il viaggio della serata, nel quale la musica ha continuamente attraversato tensione e quiete, passato e presente, memoria e trasformazione.
Al termine, nella Scuola della Carità, l’attenzione del pubblico si scioglie in un applauso festoso e prolungato. Un omaggio non soltanto al pianista e compositore, ma anche alla particolare idea di classicismo proposta da Adès: non una forma da conservare immobile, bensì una materia viva, capace ancora oggi di rinascere attraverso nuove mani, nuovi suoni e nuovi ascolti.




