Il duo Kobekina-Abdelmoula a Firenze
La recensione è frutto del Progetto “Artisti in classe- Giornalisti in classe” promosso dall’Associazione Amici della Musica di Firenze – voluto dal direttore artistico Andrea Lucchesini – e al quale l’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione Nazionale Critici Musicali ha concesso il patrocinio.
Giunto alla IV^ edizione, il progetto, curato dal critico musicale Donatella Righini , prevede la realizzazione di contributi scritti da parte degli studenti delle scuole superiori di Firenze e dell’Area Metropolitana, che hanno la possibilità, oltre che di assistere ai concerti, di incontrare ed intervistare i musicisti ospiti della stagione concertistica degli Amici della Musica di Firenze. Lo scopo è quello di far conoscere l’attività giornalistica nel settore musicale agli studenti delle scuole superiori fiorentine e avvicinarli a questa professione.
Assistere ad un’esperienza così sbalorditiva e inaspettata è stato un privilegio, che ho potuto condividere insieme alla mia classe. Lo scorso 13 dicembre ci siamo immersi in un concerto di musica da camera della stagione concertistica degli Amici della Musica di Firenze, eseguito al Teatro Niccolini, nei pressi del Duomo di Firenze. Il teatro rappresenta una sintesi perfetta della città: ogni dettaglio ne richiama la sua storicità, eleganza e maestosità.
Si sono esibiti due musicisti di fama internazionale: Anastasia Kobekina, violoncellista russa, che suonava un pregiato Stradivari, e Jean-Sélim Abdelmoula, pianista e compositore svizzero. Hanno dimostrato la loro bravura e il loro talento suonando quattro componimenti di quattro compositori appartenenti al XIX secolo.
La prima parte del concerto ha avuto come protagonisti Fantasiestücke, op.73 di Schumann e la Sonata n.1 in mi minore, op.38 di Brahms. Hanno catturato l’attenzione del pubblico fin dalle prime note e, soprattutto con Brahms, la complicità e l’armonia dei due interpreti sono state evidenziate dall’intreccio sonoro tra arco e pianoforte. Nel secondo tempo, sono stati eseguiti la Sonata n.1 in re minore, L144 di Claude Debussy e la Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck. Qui i due artisti hanno rappresentato in modo evocativo questi brani, caratterizzati da tratti più vividi e intensi. Sembrava di assistere ad un dialogo tra gli strumenti, nel quale a volte la voce del pianoforte sovrastava quella del violoncello, facendo capire quanto la musica possa comunicare ed emozionare, anche senza le parole. La melodia trascinava lo spettatore come un atto teatrale, poiché c’erano elementi che si manifestavano più volte nei componimenti e l’assenza di un testo cantato permetteva alla musica di trasportare ogni individuo nel mondo della propria immaginazione. La profondità e l’intensità nell’esecuzione sono state fondamentali nel trasmettere dei sentimenti acuti, anche attraverso l’equilibrio e la fusione dei due strumenti. I brani di Debussy suscitavano una sensazione rilassante, mentre l’interpretazione della Sonata di Franck ha concluso il programma con una sfumatura di eleganza. Kobekina e Abdelmoula hanno toccato il cuore degli spettatori, che, dopo essere stati attenti per tutta l’esecuzione, hanno riempito il teatro con calorosi applausi, generando un’atmosfera incantevole.
Personalmente, l’ascolto di musica classica mi ha fatto distaccare dalla realtà, facendomi immergere nei suoni magnetici del violoncello fuso al pianoforte. Seguire brani di questo genere non è solo un incontro con la grande tradizione classica, ma anche un modo per scoprire nuove emozioni che, nel nostro quotidiano, e soprattutto alla nostra età, tendono purtroppo a restare inascoltate.
Melisa Voshtina (16 anni),
classe III D del liceo linguistico dell’IISS “Calamandrei” di Sesto Fiorentino (FI)
Foto di Giulia Nuti




