Procede con successo il Festival di Opera In Canto 2026

15/09/2026 | Tra le note

di Claudio Listanti

Qualche settimana fa tra le colonne di questa rivista abbiamo segnalato il contenuto del Festival 2026 di Opera In Canto, quest’anno significativamente intitolato Aspettando Beethoven, chiaro riferimento alle celebrazioni che saranno in essere nel prossimo anno dedicate ai 200 anni dalla scomparsa del grande compositore.

Vogliamo ora riferire di alcuni concerti ai quali abbiamo partecipato. Partiamo dal concerto affidato allo Alinde Quartett presso l’Abbazia di San Nicolò a San Gemini, cornice ideale per accrescerne la valenza. Formato da Eugenia Ottaviano e Guglielmo Dandolo Marchesi violini, Gregor Hrabar viola e Bartolomeo Dandolo Marchesi violoncello, ha proposto un programma contenente due omaggi a Beethoven che hanno nobilitato il contenuto del Festival. L’Allegretto dalla Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 che rispettava l’impegno ‘trasversale’ del programma, ovvero quello di inserire nel cartellone richiami alle Nove Sinfonie tramite trascrizioni per complessi da camera o per strumento solista. Qui il celebre secondo movimento della Settima è stato eseguito nella trascrizione per quartetto d’archi operata da Fabio Maestri, direttore artistico di Opera In Canto, ora eseguita in prima assoluta.

La trascrizione riesce a comunicare al pubblico quel senso di cantabilità dato dallo stampo liederistico del brano, lasciando inalterati sia lo spunto melodico sia quello ritmico che pervadono il pezzo. Con Beethoven anche la conclusione del concerto con lo straordinario Quartetto per archi n. 8 in mi minore op. 59 n. 2 “Razumowsky”. Famoso, come del resto tutta l’op. 59, per il carattere sinfonico che lo arricchisce in tutti e quattro i movimenti compreso il terzo, un ‘allegretto’ con il tema russo reso poi celebre da Musorgskij nel Boris Godunov.

Inoltre c’era anche il delizioso Capriccio in mi minore op. postuma 81 n. 3 di Felix Mandelssohn-Bartholdy che seguiva Mein Traum, composizione contemporanea, eseguita in prima assoluta, della giovanissima compositrice Lidia De Migno, classe 1999. Il ‘sogno’ evocato dal titolo si è materializzato, grazie alle specificità strumentali del quartetto d‘archi, con sonorità sospese, delicate e languide, a volte quasi trasparenti, ma che non nascondevano quella sofferenza interiore che, a volte, i sogni portano con sé.

Oltre a tutto ciò il concerto, quantitativamente sostanzioso, è stato aperto dall’esecuzione del Quartetto n. 4 in do maggiore D46 di Franz Schubert. Opera giovanile del compositore viennese, di non frequente ascolto, scritta a 19 anni per la dimensione domestica, possiede senza dubbio elementi musicali di grande fascino come i diversi spunti melodici e lo straordinario dinamismo del minuetto che prelude all’elegante Allegro finale.

L’esecuzione di questo quartetto fa parte di un progetto di largo respiro dell’ Alinde Quartett rivolto alla pubblicazione in CD dell’integrale dei Quartetti per archi di Schubert per un omaggio al bicentenario dalla morte del musicista che si celebrerà nel 2028.

L’ Alinde Quartett ha mostrato particolare solidità d’insieme frutto della felice intesa tra i quattro strumentisti, regalandoci un’ esecuzione ben calibrata in tutte le sue parti. Il folto pubblico che affollava la chiesa dell’Abbazia di San Nicolò ha salutato il concerto con lunghi e sostanziosi applausi di chiaro gradimento per la proposta musicale ascoltata.

Ad arricchire il Festival 2006 di Opera In Canto ha contribuito anche il concerto del 12 settembre presso la Chiesa di San Francesco a Terni affidato all’organista Efisio Aresu, strumentista giovane ma di provata esperienza concertistica.

Ha proposto un programma in linea con lo spirito del festival. Qui Beethoven è stato citato con l’Allegretto scherzando dalla Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 eseguito in una trascrizione ottocentesca (1870 c.a) di William Thomas Best. A prima vista si potrebbe pensare che le caratteristiche di un organo da chiesa possano essere inadatte alla giocosità umoristica di una pagina come questa, giudicata un omaggio a Mälzel, l’inventore del metronomo. Certo la pomposità dell’organo stride con l’eleganza strumentale di questo Allegretto ma in definitiva, lo spirito del brano è emerso. Poi un’altra trascrizione, Dal tuo stellato soglio dal Mosè di Rossini operata da Annibale Bertocchi nel 1883. La grande e struggente preghiera rossiniana in questa trascrizione manca un po’ della prevedibile solennità, ma tende ad orientarsi più verso il lato puramente melodico. Infine una curiosità, la Sonata per l’organo a cilindro di Luigi Cherubini composta dal musicista fiorentino nel 1805 per l’organo situato nel Tempio della Notte del Giardino di Schönau a Vienna. Composizione ovviamente basata sulla meccanicità dello strumento alla quale era destinata, ma che ha offerto, grazie ad Efisio Aresu, un piacevole ascolto.

Il concerto si è concluso felicemente con la prima delle Zwei Choralphantasien, op. 40 di Max Reger. Si basa su un corale del compositore cinquecentesco Philipp Nicolai ed è una pagina di grande effetto che mette in risalto molte delle potenzialità dell’organo e si conclude con una accattivante apoteosi corale.

Il pubblico convenuto ha applaudito a lungo l’organista che ha ringraziato con il bis dell’Allegretto scherzando.

Con questo concerto si è conclusa la prima parte del Festival che riprenderà ad ottobre con l’attesissimo appuntamento con il duo Canino-Ballista e la Nona di Beethoven nella versione per due pianoforti di Franz Liszt.

 

(In copertina: Alinde Quartett applaudito al termine del concerto. Foto Alberto Bravini).
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