Nella Sala del Musikverein – L’ORCHESTRA MOZART DI VIENNA CELEBRA I SUOI PRIMI 40 ANNI

20/07/2026 | Tra le note

di Marta Romano

Vienna – Un viaggio a Vienna non può dirsi completo senza l’emozione di un concerto al Musikverein, monumento della cultura viennese noto in tutto il mondo per la sua splendida Sala d’Oro, che fa da sfondo al tradizionale Concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker.
La sala, bellissima per la gloriosa opulenza caratterizzata da cariatidi dorate, affreschi e lampadari di cristallo e dall’acustica eccellente, ospita anche un’altra straordinaria formazione, la Wiener Mozart Orchester che il 15 luglio si è esibita di fronte ad un pubblico numerosissimo costituito in maggioranza da turisti adulti e bambini. In programma vi erano capolavori mozartiani diretti dal Maestro ungherese Andràs Deák con i solisti Brigitta Simon (soprano), Thomas Tatzl (baritono) e Ines Miklin (violino).
L’Orchestra Mozart di Vienna, costituita nel 1986 da talentuosi strumentisti della scena sinfonica e cameristica di Vienna, con l’intento di coltivare l’opera del grande maestro del classicismo viennese e di conservare l’antica tradizione musicale e culturale della città, compie quest’anno 40 anni con una stagione che si svolge da aprile a dicembre ospitata anche in altre importanti sale da concerto della capitale e all’Opera di Vienna. Formata da una trentina di musicisti che si esibiscono in costumi storici, la formazione propone, in linea con la tradizione delle accademie musicali del XVIII secolo, movimenti di sinfonie e concerti che si alternano ad arie e duetti celebri.
Così concepito, anche il programma del 15 luglio presentava celeberrime pagine operistiche che si avvicendavano con partiture strumentali. Apriva la maestosa e trionfale Ouverture de “La clemenza di Tito”: fin da subito l’orchestra dà prova di compattezza suonando con precisione ritmica e dinamiche bilanciate guidata in maniera eccellente dal direttore Deák, specialista della trazione viennese, che unisce il rigore tecnico alla chiarezza del gesto. A seguire il Don Giovanni con i solisti Brigitta Simon e Thomas Tatzl che interpretano in perfetta sintonia l’aria “Là ci darem la mano” mettendone in luce la forza seduttrice e il carattere vezzoso, mentre nell’aria che segue “Fin ch’han del vino” il baritono austriaco emerge per la qualità del fraseggio e affronta con sicurezza l’acrobatica e rapidissima aria dello champagne.
Del Concerto per violino e orchestra n. 4 in Re maggiore KV 218 la violinista austriaca Ines Miklin ha interpretato il secondo e il terzo movimento trasportandoci con grazia in un’atmosfera contemplativa a tratti giocosa. La prima parte del concerto chiude con un’accoppiata brillante: l’ “Allegro” iniziale della Piccola Serenata Notturna (K 525) seguito dal famosissimo Rondò alla Turca (dalla Sonata K 331), capolavori mozartiani perfetti per mandare il pubblico in visibilio. La forza trascinante e lo spirito spumeggiante di queste partiture, insieme alla gestualità del direttore che volgendosi al pubblico lo invita a scandire il ritmo con i battiti delle mani, converte l’idea tradizionale del concerto di musica classica in una celebrazione di entusiasmo travolgente, dove applausi e ovazioni diventano parte integrante dello spettacolo.
Nella seconda parte, oltre all’Ouverture e all’aria “Hai già vinto la causa” de Le nozze di Figaro e al Molto allegro della Sinfonia n. 40 in sol minore KV 550 che la formazione austriaca interpreta con precisione e intensità espressiva, primeggiano le pagine dell’opera Il flauto magico: la difficilissima Aria della Regina della Notte (“Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen”) in cui il soprano ungherese affronta i fa sovracuti con grande sicurezza e rivela grande forza drammatica e notevole presenza scenica; la spensieratezza ironica della melodia sillabica “Sono il cacciatore di uccelli” (“Der Vogelfänger bin ich ja“) di Papageno nell’ottima interpretazione di Thomas Tatzl; l’irresistibile duetto “Pa-pa-pa” in cui i solisti rivelano ottime capacità attoriali oltre che vocali, scambiandosi sguardi complici e una sincronizzazione perfetta nell’incastrare le battute rapidissime con netta precisione.
Con generosità l’orchestra regala numerosi bis e chiude con un omaggio alla celebre tradizione del concerto di capodanno. “Sul bel Danubio blu” op. 314 (“An der schönen blauen Donau”) e la “Marcia di Radetzky”, rispettivamente di Johann Strauss figlio e padre, trasformando il gran finale in una festa coinvolgente, in cui il pubblico partecipa battendo le mani a tempo con applausi scroscianti e grida di gioia.
In conclusione lo spettacolo dell’Orchestra Mozart di Vienna scardina la tradizionale liturgia del concerto sinfonico, trasformando l’evento in una travolgente festa collettiva. I musicisti in sfarzosi costumi settecenteschi, la sala mantenuta interamente illuminata e l’interazione continua con la platea abbattono ogni barriera tra palco e pubblico. Una formula vincente, capace di sprigionare un’energia contagiosa ed esplosiva senza mai sacrificare il rigore filologico. Al contrario l’elevato standard esecutivo e interpretativo della compagine viennese rimane il perno di un’esperienza musicale di altissimo livello.

 

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