The Death of Klinghoffer: messaggio contro ogni vendetta

16/06/2026 | Dietro il sipario

di Donatella Righini

Foto Michele Monasta
Doppio apprezzamento per la scelta di inaugurare l’88esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino con The Death of Klignhoffer di John Adams: per aver mantenuto la linea “da Maggio” con la scelta di un titolo novecentesco e per non aver ceduto alle polemiche che hanno accompagnato la genesi di questo allestimento, firmato per la regia da Luca Guadagnino e per la direzione musicale da Lawrence Renes. Il sovrintendente Carlo Fuortes ha difeso questa scelta, che ebbe luogo due anni fa (quindi in tempi non ancora bollenti per la situazione bellica sparsa nel mondo) e che gli ha dato ragione, dato che le polemiche che hanno accompagnato le settimane di attesa della prima non hanno ragion d’essere se si assiste a questo grande spettacolo. La musica è un capolavoro del minimalismo americano, ma non esasperato, e narra alla perfezione la storia che la librettista Alice Goodman ha estrapolato dal noto fatto di cronaca del sequestro della nave da crociera “Achille Lauro” nel 1985 da parte di un commando di terroristi palestinesi, che uccisero il passeggero ebreo-americano Leon Klinghoffer (che era su sedia a rotelle) e lo gettarono in mare.
La Goodman ha dato equilibrio alla questione vittima o carnefice: su quella nave ci sono persone, non ci sono “buoni e cattivi”: come cantano i due cori, sia quello dei palestinesi sia quello degli ebrei, sono fondamentalmente popoli che hanno subito entrambi delle forti perdite. E Guadagnino ha voluto evidenziare il pensiero simbolicamente filosofico ma anche politico sotteso al messaggio della librettista. È un inno a non praticare la vendetta. La drammaticità si percepisce sin dall’inizio, e si è detto spesso che Adams ha creato, più che un’opera, un oratorio. Certo, per la tematica e per l’intensità drammatica, per il fatto che la partitura ha molti interventi del coro – alla maniera sia degli oratori, ma anche della tragedia greca – possiamo concordare, ma l’oratorio vero e proprio è diverso, a partire dal fatto che non si allestisce con le scene. Invece Guadagnino ha debuttato nel teatro musicale con un’opera vera e propria, e lo ha fatto con un gran successo: scelte abbastanza equilibrate, uso molto abbondante delle coreografie e qualche oggetto scenico di forte impatto. Anzi, possiamo dire che la coreografa Ella Rotschild sia quasi una co-regista, perché anche i danzatori – vestiti con gonne che ricordano i dervisci – sono parte essenziale della narrazione. Non sono solo interventi di ornamento, sono quasi un altro coro che commenta e partecipa coreuticamente (e allora il pensiero alla fusione di parola-gesto-suono della tragedia greca si conferma fortemente) e narra praticamente il secondo atto. Viene spontaneo chiedersi anche: “a quando un ripristino del corpo di ballo per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino”?
Il colpo forte della scenografia – che era partita con una intelligente evocazione di una nave da crociera, poi del cielo stellato – è quello, nel secondo atto, nell’Aria del corpo che cade – con la scultura di Berlinde De Bruyckere, composta di parti di corpi, quello frontale che richiama il Cristo in croce, che scende dall’alto e viene smembrata da figuranti nudi. Impatto emotivo molto forte, che denuncia e commenta così la violenza umana tout court ma, visto che commenta il corpo di Klinghoffer gettato in mare fa pensare anche ai corpi di tanti naufraghi di cui da anni, purtroppo, sentiamo.
A completamento del successo registico e scenografico sono state le luci di Peter van Praet e i costumi di Marta Solari. Il coro del Maggio Musicale Fiorentino e il suo direttore, Lorenzo Fratini, continuano a essere un’eccellenza, sia musicale sia per presenza scenica, e Guadagnino lo ha valorizzato rendendolo protagonista al pari degli altri personaggi. Anche l’Orchestra del Maggio è stata ottima nel farsi guidare da Renes, esperto direttore delle musiche di Adams, che ha avuto a disposizione anche un ottimo cast di cantanti, soprattutto Laurent Naouri (un Klinghoffer dalla interpretazione vocale mai esasperata e quindi di perfetta resa drammatica del personaggio), Joshua Bloom (efficace Rambo sia per la solida vocalità sia scenicamente), Marina Comparato (la nonna svizzera e la signora austriaca, molto brava nel restituire i due diversi personaggi con relative interpretazioni vocali), Marvic Montreal (un’ottima Yazmir che ha sostenuto l’impervia parte vocale che il suo personaggio prevede con grande sapienza nel dosarla), Levent Bakirci (Mamoud), ma anche Daniel Okulitch (il capitano), Janethka Hosko (la ragazza inglese), Andreas Mattersberger (primo ufficiale) e, ultima ma non ultima, Susan Bullock, che ha compensato le non più terse e solide capacità vocali con una intelligente e esperta interpretazione del personaggio di Marilyn Klinghoffer. Trionfo per tutti in un teatro sold out, evviva il Maggio Musicale Fiorentino.

Condividi su: