Dopo il notevole successo della serata inaugurale con l’esecuzione della versione per piccola orchestra di Nachtstücke und Arien del suo fondatore Hans Werner Henze, il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano prosegue con la programmazione costruita per rendere omaggio ad Henze ai suoi 100 anni dalla nascita.
Il secondo appuntamento di rilievo del festival è stato dedicato ad uno degli spettacoli più rappresentativi del Cantiere e del suo cammino che lo scorso anno ha superato i 50 anni. Nello specifico si tratta di Don Chisciotte della Mancia di Giovanni Paisiello del quale Henze produsse una sua rilettura adattandone l’esecuzione ai contenuti ideali del Cantiere, soprattutto quella visione ‘utopica’ rivolta a dare vita ad una vera e propria officina d’arte aperta alla sperimentazione di musicisti provenienti da tutto il mondo ma in stretta collaborazione con la comunità del territorio.
Questo spettacolo fu uno degli eventi più folgoranti del primo Cantiere di Montepulciano, datato 1976, che scosse il mondo culturale dell’epoca e fece apprezzare i contenuti di questa nuova proposta di musica e di arte in generale.
Henze si impegnò in una sorta di rivisitazione del Don Chisciotte della Mancia di Giovanni Paisiello, una delle quasi 100 opere composte da uno dei più illustri rappresentanti della Scuola Napoletana, datata 1769. Basandosi sul testo originale del librettista Giovanni Battista Lorenzi, rielaborato per l’occasione dallo scrittore Giuseppe Di Leva, si giunse ad una nuova struttura narrativa accompagnata da una modifica della parte musicale che Henze ripropose con una nuova orchestrazione che prevedeva l’utilizzo di una piccola orchestra e di una banda musicale tradizionale. Riuscì a far convivere il linguaggio del ‘700 con quello della seconda metà del ‘900, del quale sono presenti influenze che vanno da Debussy all’espressionismo fino al jazz, il tutto coniugato dal personalissimo stile di Henze. Grazie ad una sapiente orchestrazione che, oltre agli archi, prevedeva flauti, oboe, clarinetto, fagotto, mandolino, chitarra, pianoforte oltre a timpani e percussioni, si raggiunge una brillantezza dei suoni per certi versi affascinante e coinvolgente. La linea vocale conserva le caratteristiche originali e, inoltre, furono inserite due parti attoriali che ‘sdoppiavano’ i personaggi di Sancio Panza e Don Chisciotte, scelta che giova alla teatralità dell’insieme. Inoltre l’utilizzo della Banda Tradizionale ne amplifica le caratteristiche popolari rendendo godibile nell’insieme tutto l’ascolto.
Lo stesso Henze curò nel 1976 la regia dello spettacolo prodotta espressamente per gli spazi di Piazza Grande che all’epoca fu una assoluta novità considerando che la lirica all’aperto era qui in Italia prerogativa solo di luoghi storici come l’Arena di Verona o le Terme di Caracalla.
Del tutto condivisibile la scelta di riproporre questo spettacolo che però presentava una grande incognita di base. Quella di essere ospitato all’interno del Teatro Poliziano sovvertendo così una delle prerogative, forse la più importante, del Don Chisciotte della Macia versione Henze.
Anche se la scelta può dar luogo a discussioni e dibattiti, dobbiamo dire che nel complesso l’operazione ci ha convinto soprattutto perché sono rimasti intatti lo spirito di Henze e la sua utopia. Inoltre il teatro coperto consente una fruizione dei suoni più appagante che facilita l’immersione dello spettatore nelle vicende dello spettacolo.
La parte visiva è stata affidata alla regia di Michael Dissmeier mentre per scene e costumi è stato avviato un progetto collettivo al quale hanno partecipato otto studenti dell’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf coordinati da Lena Newton, Ruth Groß e Hans Diernberger. Importante oggi anche la parte video affidata ad Alberto Montino e Cristian Zucaro
Ne è scaturito uno spettacolo del tutto godibile ben colorato nei costumi e nelle scene che ben rappresentava la dimensione onirica e fantasiosa con episodi ai limiti del surreale completati da movimenti scenici efficaci ed aggraziati.
Si è rispettato così quanto l’autore dell’opera avverte nella prefazione: “Dall’ingegnoso romanzo intitolato il Don Chisciotte della Mancia ho radunato i fatti, che vedi in questa commedia ristretti. Per dare alla medesima l’unità del luogo ho dovuto in parte alterarli, e sono talvolta uscito ancora dalle tracce del romanzo per adattarmi alla compagnia.
Fingo due dame in villa di allegro umore, tra le quali capita il gran cavaliere errante don Chisciotte col suo famoso scudiero Sancio Panza. Queste, coll’aiuto di una spiritosa donna di lor servigio, tessono delle graziose avventure per quelli, e non tralasciano nel tempo stesso di prendersi gioco di due loro amanti, di sciocco carattere. Eccoti in poche parole la mia commedia spiegata. A me dunque non altro resta che attendere il tuo compatimento.”
Per quanto riguarda la parte musicale la direzione è stata affidata a Marco Angius, musicista che ha saputo valorizzare questa partitura grazie alla sua esperienza esecutiva che lo rende specialista del contemporaneo come della musica più antica, qualità necessarie per valorizzare un’opera musicale come questa.
La compagnia di canto era composta interamente da giovani interpreti che hanno mostrato tutti estremo impegno sia nella recitazione sia nella realizzazione delle rispettive parti vocali. Nella recita del 19 luglio si è messo in luce il tenore Geonmuk Lim nel ruolo di Don Chisciotte che ha evidenziato una vocalità sicura nelle emissioni ed una soddisfacente pronuncia italiana. Nel ruolo delle due dame, Sujin Kim (La Contessa) e Boyoung Lee (La Duchessa inglese), due soprani dall’interessante impostazione vocale ma dalla pronuncia italiana non molto efficace. Nelle altre due parti femminili, i soprani Stefanie Fischer (Carmosina) e Despina Louka (Cardolella). A completare la compagnia il baritono Jaeyoung Lim (Sancho Panza) e i due amanti di ‘sciocco carattere’ il tenore Hyun Jun (Calafrone) e il baritono (Jongdoo Back) Platone. Anche per questi ultimi una non soddisfacente pronuncia italiana che, purtroppo, è elemento indispensabile per la piena riuscita, specialmente di un’opera comica.
Per le parti in prosa dello spettacolo, due artisti provenienti dal territorio, Alessandro Zazzaretta Don Chisciotte e Anelio Salvadori Sancho Panza.
La recita si è conclusa con un buon successo decretato dal numeroso pubblico presente al Teatro Poliziano che per questa occasione è stato riaperto dopo i lavori di sistemazione.




