BOITO Nerone Int.: M. Sheshaberidze, F. Vassallo, R. Frontali, V. Boi, D. Uzun
Orchestra e coro Teatro dell’Opera di Cagliari, dir. Francesco Cilluffo, regia Fabio Ceresa
DYNAMIC 38047 2 DVD
T.T.:154’
La natura anfibia del padovano Arrigo Boito (1842-1918), scrittore “scapigliato” e compositore, soprattutto geniale librettista dell’estremo Verdi (Otello e Falstaff) è fin troppo nota. Del compositore tutt’al più si ascolta raramente il Mefistofele (1875), riscrittura del Faust di Goethe nella sua interezza (non solo l’infelice Margherita, ma anche Elena di Troia, ideale della bellezza classica). Molto più difficile invece riascoltare l’incompiuto Nerone (1915), tragedia in quattro atti sul libretto dello stesso compositore riproposto in scena nel 2024 dal virtuoso Teatro Lirico di Cagliari. Un’opera già di per sé problematica, essendo sopravvissuto seppur solo letterariamente un quinto atto (quindi manca la punizione del tiranno) e avendo usufruito dell’opera di orchestratori anche di Smareglia e Tommasini. Difficile rilevare assonanze con autori coevi: forse Sibelius più che Verdi (di cui testimoniano però il centrale ruolo baritonale di Fanuel o il coro dei sacerdoti) e soprattutto Wagner (Parsifal) su cui sembrano plasmarsi i ruoli della peccatrice redenta Asteria e di Simon mago. Una partitura colta e spettacolare che coglie la riflessione di fondo sul senso della vita
Pur seguendo fin dove possibile le didascalie del libretto e l’ambientazione romana, il regista Ceresa ritrae con costumi e ambienti un Impero molto più vicino a noi, trasformando il Circo massimo del quarto atto nel Colosseo quadrato dell’EUR e il tempio di Simon mago nella chiesa dei SS.Pietro e Paolo, un Impero dominato da un tiranno non meglio identificato. La registrazione può contare sulla esperienza di Frontali nel ruolo centrale di Fanuel e sulla grinta vocale dei due soprani Valentina Boi (Asteria) e Deniz Uzum (Rubria), ma non ci facciamo neppure mancare una patita a calcio dei gladiatori e una tauromachia. Si difende in un ruolo impervio il tenore Sheshaberidze come empio Nerone. Convincente la direzione di Cilluffo, plausibile la regia di Ceresa, senza forzature e con colpi di scena. Eccellente il coro.




