Il cambiamento come forma dell’ascolto. Alla Chigiana, il dialogo fra Evangelisti, Cage e Doati

28/07/2026 | Tra le note

di Lorenzo Fiorito

Tra le proposte più convincenti del percorso Today del Chigiana International Festival, Music of Changes (con rifrazioni elettroniche), eseguito il 20 luglio nella chiesa di Sant’Agostino a Siena, costruiva un itinerario di straordinaria coerenza, mettendo in dialogo Incontri di fasce sonore di Franco Evangelisti, Music of Changes (1951) di John Cage e Teoria e pratica del cambiamento (2022) di Roberto Doati.

Più che ricostruire una vicenda storica dell’avanguardia musicale del secondo Novecento, il programma interrogava, attraverso tre prospettive differenti, una medesima questione: come cambia il suono quando mutano i principi che ne governano l’organizzazione, dalla costruzione formale all’indeterminazione, fino alla ridefinizione elettroacustica dello spazio sonoro.

In questo percorso Music of Changes occupava naturalmente il centro della riflessione. Ciro Longobardi, interprete che da anni frequenta il repertorio contemporaneo con autorevolezza e profondità analitica, affronta la monumentale partitura di Cage con un controllo assoluto della materia sonora. Nessuna ricerca di effetti, nessuna teatralizzazione dell’indeterminazione: ogni evento conserva la propria autonomia, ma acquista significato nella fitta rete di relazioni che la partitura costruisce progressivamente. Il pregio dell’interpretazione risiede nella capacità di restituire la coerenza di un discorso musicale nel quale le consultazioni dell’I Ching, anziché dissolvere la forma, ne diventano il principio generativo. Longobardi restituisce la complessità di Cage senza irrigidirla in una lettura analitica, lasciando che la forma emerga dall’ascolto anziché dall’imposizione di un disegno interpretativo.

Il dialogo con Teoria e pratica del cambiamento rappresenta il vero fulcro del progetto. L’opera di Roberto Doati non nasce come omaggio a Cage né come prosecuzione di Music of Changes, ma come una riflessione critica sui principi compositivi che ne costituiscono il fondamento. Articolata in quattro sezioni acusmatiche (vale a dire diffuse attraverso altoparlanti, senza esecutori visibili), corrispondenti ai quattro libri della partitura cageana, essa non ne riprende il materiale musicale, bensì ne rielabora autonomamente le procedure generative, trasferendole in uno spazio sonoro interamente elettroacustico.

Le quattro sezioni possono essere eseguite sia consecutivamente sia simultaneamente; nel concerto di Siena si è scelta questa seconda soluzione, sovrapponendole ai rispettivi libri di Music of Changes. Ne è scaturito un intreccio continuo fra pianoforte ed elettronica, nel quale le due opere non si illustrano né si commentano reciprocamente, ma ridefiniscono insieme la percezione dello spazio, del tempo e della memoria sonora.

L’elettronica non amplia semplicemente il pianoforte né ne prolunga la risonanza: ne modifica la prospettiva percettiva, ridefinisce il rapporto tra spazio e tempo e trasforma l’ascolto in un processo continuamente mobile. Resta vero, e va detto senza che questo sminuisca l’originalità dell’operazione, che una simile rilettura non può sottrarsi del tutto al campo gravitazionale di Cage: anche quando lo contraddice o lo dilata, Doati continua a misurarsi con un modello che resta, in filigrana, il proprio punto di riferimento. Quando le due opere si intrecciano, il cambiamento non deriva più soltanto dai procedimenti aleatori introdotti da Cage, ma dall’interazione stessa tra i due piani sonori, che si illuminano reciprocamente senza mai perdere la propria autonomia.

La realizzazione elettronica, affidata allo stesso Roberto Doati insieme ad Alvise Vidolin e Nicola Bernardini, si distingue per equilibrio e precisione. Il Chigiana Live Electronics Ensemble non svolge una funzione ancillare, ma diviene parte integrante della costruzione musicale, contribuendo a creare quello spazio d’ascolto nel quale pianoforte ed elettronica finiscono per ridefinire continuamente le rispettive identità. In questa prospettiva acquista particolare significato anche la dedica dell’opera ad Albert Mayr, protagonista degli studi sulla cronosofia musicale: il tempo non è qui una semplice dimensione della composizione, ma la materia stessa attraverso cui si organizza l’esperienza percettiva.

L’apertura, affidata alla esecuzione acusmatica di Incontri di fasce sonore di Franco Evangelisti, ha costituito il primo tassello del percorso d’ascolto proposto dal concerto. Evangelisti, Cage e Doati rappresentano tre differenti modi di concepire il rapporto fra suono, tempo e composizione: dalla ricerca europea sul materiale sonoro all’indeterminazione cageana, fino alla riflessione elettroacustica contemporanea. L’accostamento non risponde a un criterio genealogico, ma costruisce una vera drammaturgia dell’ascolto, nella quale ciascuna opera ridefinisce il significato dell’altra.

La Chigiana continua così a esercitare una funzione che appartiene alla sua storia: fare del concerto non soltanto un luogo di fruizione, ma uno spazio di formazione critica. Una vocazione che trova oggi naturale continuità nella direzione artistica di Nicola Sani, compositore profondamente legato ai linguaggi della contemporaneità.

In questo contesto anche le esperienze musicali più complesse cessano di apparire patrimonio per pochi specialisti e diventano occasione di crescita per le nuove generazioni. In un panorama musicale sempre più orientato verso l’immediatezza della comunicazione, la scelta di affidare un intero concerto a Evangelisti, Cage e Doati testimonia la volontà di formare ascoltatori consapevoli, capace non solo di accogliere, ma anche di interrogare criticamente la musica del proprio tempo.

foto Roberto Testi

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