La serata inaugurale rappresenta spesso il vero manifesto artistico di un festival, il momento in cui la sua identità estetica si rivela con maggiore chiarezza. Per la 51ª edizione del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, questo appuntamento assume un significato ancora più profondo, poiché coincide con il centenario della nascita di Hans Werner Henze, il grande compositore tedesco la cui visione continua ancora oggi a plasmare lo spirito del Festival.
Quando, nel 1976, Henze diede vita al Cantiere Internazionale d’Arte, propose un modello culturale straordinariamente innovativo per il suo tempo. L’arte non era infatti concepita come privilegio di pochi, ma come un processo creativo condiviso, capace di riunire artisti affermati e giovani musicisti in un dialogo fertile e aperto, alimentato dallo scambio di esperienze e dalla ricerca comune.
Ma protagonista del Festival è anche Montepulciano stessa. Adagiata sulle dolci colline toscane, tra i vigneti che danno vita al celebre Vino Nobile, la città sembra naturalmente vocata ad accogliere la musica nei suoi palazzi storici, nelle chiese e nella grande piazza rinascimentale. Gli ampi panorami che si aprono sulla campagna circostante ( da una parte la Val d’Orcia, dall’altra la Val di Chiana), la luce dorata dell’estate toscana e l’eleganza delle sue architetture trasformano ogni concerto in un’esperienza estetica totale, nella quale il linguaggio musicale dialoga spontaneamente con la storia, il paesaggio e il genius loci.
È proprio questa irripetibile armonia tra apertura alla ricerca artistica, fedeltà alla visione di Henze e straordinaria bellezza di Montepulciano a richiamare ogni anno musicisti e appassionati da tutto il mondo, facendo del Cantiere Internazionale d’Arte uno degli appuntamenti più affascinanti e originali del panorama musicale europeo.
Come accade in molte istituzioni musicali italiane, anche il Cantiere Internazionale d’Arte ha scelto di rendere omaggio al proprio fondatore attraverso la sua musica, nel segno del profondo legame che continua a unire il Festival alla figura di Hans Werner Henze.
La serata inaugurale, ospitata nella luminosa armonia del Tempio di San Biagio, vedeva protagonista l’Orchestra Sinfonica delle Alpi, compagine residente a Rovereto, chiamata ad affrontare la prima esecuzione della trascrizione per soprano e piccola orchestra di Nachtstücke und Arien, realizzata da Detlev Glanert.
Una scelta inaugurale che riportava all’attenzione del pubblico una delle pagine più intense e rappresentative del catalogo henziano. Le due Arie, tratte dai versi intensi dell’austriaca Ingeborg Bachmann, figura centrale nel percorso artistico di Henze, si intrecciano ai tre Notturni strumentali in un fluire continuo fra lirismo e tensione espressiva. La parte del soprano, ricca di sfumature e di frequenti cambi di colore, richiede una solida tecnica vocale e una particolare sensibilità interpretativa.
La parte del soprano trova in Marily Santoro un’interprete musicalmente consapevole, capace di valorizzare tanto la dimensione lirica quanto quella più drammatica della scrittura di Henze. La cura del fraseggio, l’attenzione alla parola e il costante dialogo con l’orchestra contribuiscono a restituire la complessità espressiva dell’opera senza mai rinunciare alla naturalezza del canto
Henze costruisce un linguaggio musicale di straordinaria finezza, nel quale il colore orchestrale assume un ruolo essenziale quanto la linea vocale. Pur nella complessità del linguaggio armonico, la musica conserva una notevole forza comunicativa,
La direzione (a memoria) asciutta e concreta di Markus Stenz si apprezzava poi anche in una esecuzione della Sinfonia n.3 Eroica di Beethoven che esaltava le doti dell’orchestra in una lettura tesa, coesa e densa con un valorizzato itinerario dalla mestizia della marcia funebre sino al catartico finale con la citazione del tema del balletto Le creature di Prometeo (1801), ruolo mitologico in cui inizialmente si adombrava l’emergente Napoleone. Grande musica e intensità espressiva hanno riscosso gli unanimi consensi del numeroso pubblico.
Gradita sorpresa nella seconda giornata, in attesa del piatto forte inaugurale del Don Chisciotte di Paisiello riscritto da Henze, lo spettacolino di marionette all’auditorium Ex macelli destinato ai bambini (secondo una linea consolidata del Cantiere, da sempre inclusivo e attento alle giovani generazioni). Gli animatori Patrizia Ascione e Stefano Cavallini in modi semplici ma efficaci, molto liberamente ispirandosi a Cervantes, raccontano qualche momento delle avventure donchisciottesche ( gli immancabili mulini a vento, una deforme Dulcinea, il volo verso la luna) con gli operatori celati da tute nere. Molti i bambini in sala, divertiti, incuriositi e soddisfatti.




