Le note, queste sconosciute

16/06/2026 | Lo sapevate che

di Lorenzo Tozzi

Molte sono le amenità di argomento musicale ascoltate nella mia lunga vita di professore di storia della musica. Una delle più divertenti, raccolte in sede di esame, era: Guido d’Arezzo ha inventato le note musicali. Ovviamente, per nostra fortuna, le note musicali erano state inventate ben prima che il monaco di Pomposa, il massimo teorico medioevale nato ad Arezzo – e non certo in terra di Francia come qualcuno avrebbe sostenuto – e vissuto intorno al fatidico Anno Mille, inventasse il sistema pratico della solmisazione, un modo geniale di consentire agli ignari cantori di leggere la musica con i tre differenti esacordi: naturale (do-la), duro (fa- re con il si b) e molle (sol-mi con il si naturale).
La verità consiste invece nel fatto che Guido, che per agevolare i poco stimati cantori (qui non sapet quid facit deffinitur bestia, scrisse) aveva inventato anche lo stratagemma della cosiddetta mano guidoniana che permetteva di muoversi tra gli esacordi, ha il merito non trascurabile di avere inventato i nomi delle note, almeno come noi italiani li usiamo seguendo gli emistichi (mezzi versetti) di un inno – a salire per gradi congiunti – a San Giovanni, protettore dei cantori, forse inventato dalla stesso Guido monaco, che così recitavano: UT queant laxis REsonare fibris Mira gestorum, FAmuli tuorum SOLve polluti LAbii reatum (affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, o San Giovanni, cancella l’impurità delle loro labbra) . Quindi UT (poi rimpiazzato verso il 1640 dal più agevole DO dal trattatista Giovanni Battista Doni) RE MI FA SOl LA, cui in un secondo tempo si aggiunse il SI delle iniziali di Sancte Johannes. Dunque un inno al Santo perché eviti gli errori delle labbra dei cantori.
In terra anglosassone invece è sopravvissuta sino ad oggi la notazione alfabetica risalente a Oddone di Cluny secondo la quale le lettere ABCDEFG corrispondevano alle note della scala di La- Sol. La notazione alfabetica era però soprattutto usata nel medioevo per la trattatistica (ad esempio per indicare gli intervalli tra le note) mentre per la pratica musicale era piuttosto in uso la cosiddetta scrittura neumatica ( di vario tipo e area regionale) e la chironomia (direzione con la mano)
Insomma molti secoli sono occorsi per arrivare a quella che è la notazione moderna, affermatasi nel corso del pieno Rinascimento.

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