Chi segue le alterne vicende della danza contemporanea in Italia Sasha Waltz ormai la conosce bene da tempo ed ha imparato ad apprezzarla. La sua splendida versione del Dido and Aeneas di Purcell all’Opera di Roma si divertiva a mescolare danzatori e cantanti rendendoli quasi non individuabili (i cantanti si muovevano a tempo e i danzatori cantavano in coro), ma anche un più recente spettacolo all’auditorio Conciliazione ne aveva rivelato lo spessore di una coreoautrice che non assembla passi e figure stabilizzate nel tempo, ma ne crea continuamente di nuovi come dovrebbe essere in chi ha forte personalità.
Ora la coreografa tedesca, in occasione della celebrazione dei 75 anni delle riallacciate relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, addirittura torna al Teatro Argentina per il benemerito RomaEuropa Festival votato anima e coro al contemporaneo, non solo con una sua coreografia ma con un assolo da lei stessa interpretato ( a dispetto dei suoi 63 anni ben portati) concepito sulle sei Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach assecondato dalla solista Anastasia Kobekina (Premio Ciaikovsky 2010 e Premio Bernstein 2024). Una prima nazionale che in poco più di un’ora offre spazialità alla temporalità delle antiche stilizzate danze barocche per violoncello solo, un cangiante universo sonoro quasi minimalista ante litteram.
In questa Bach Cello Dance in un assolo intenso e caleidoscopico, iridescente, Sasha racconta ed interpreta visivamente le danze barocche incrociando antico e contemporaneo e proseguendo così la sua pluridecennale ricerca sul cangiante rapporto tra suono e gesto, musica e danza. Nulla di prevedibile, solo un lasciarsi andare al fascino narcotizzante della musica
Lo spettacolo inizia con suoni del violoncello sparsi nel buio. In seguito le due interpreti entrano nella penombra e si abbracciano per poi muoversi interagendo in sintonia mentre lo strumento è silenziosamente sdraiato sul palco. Grazie a movimenti quasi intercambiabili la musica conquista lo spazio ed il suono si fa metafisico. La Waltz, in un processo di osmosi simbiotica, non solo valorizza la interiorità delle note, ma coglie cineticamente la voce dell’anima bachiana, non disturba, non si sovrappone, anzi asseconda il tappeto sonoro con i suoi ralenti o gesti spezzati, in cui ogni movimento è pregno di significato. Luci dall’alto o di taglio contribuiscono a creare l’atmosfera onirica e misticheggiante. Il finale con un vessillo di tulle sbandierato dalla coreointerprete sigla in conclusione la modernità e contemporaneità della musica immortale di Bach ed il felicissimo connubio tra antico e contemporaneo…




