Childs e Pogliani artisti fuori dal coro

17/09/2026 | L’angolo della danza

di Alberto Cervi

La critica dello spettatore.

Allievo e poi membro della compagnia di Lucinda Childs, una delle massime esponenti della danza postmoderna americana, Michele Pogliani è un artista che nella sua formazione risente molto del clima respirato alla scuola della maestra americana. Di carattere schivo e cerebrale, portato all’indagine introspettiva ed alle forme minimaliste, Pogliani, una volta rientrato in Italia, si è dato alla creazione coreografica col produrre svariati lavori, non molto frequenti, ma ben studiati e maturati. Come uomo del suo tempo ha toccato anche temi relativi ai suoi personali interessi ed all’attualità circostante: la cultura dei video, la polemica gender, la coscienza; vedasi “Tangram”, “Venus as a boy”, “Camera Obscura”, “Ambiguity”, “Schrodinger had a Cat” ecc., senza mai dimenticare comunque le lezioni apprese a New York quali “l’esprit de géométrie” della Childs, se non addirittura la concezione spaziale di un Merce Cunningham, dal quale la Childs fu notevolmente influenzata.

Ora, presso il Teatro Vascello di Roma, Pogliani col suo piccolo gruppo MP3 Dance Project, ha presentato un intero programma, sotto il titolo cumulativo GLASS WITH SILENCE, dedicato alla Childs con cinque pezzi che ben ne tracciano il percorso degli ultimi cinquant’anni; un’artista, costei, che, nonostante la fama raggiunta a livello mondiale, è rimasta una creatrice di nicchia, poco conosciuta e frequentata dal grande pubblico dei non addetti ai lavori. Si comincia con uno storico filmato del 1978, KATEMA, in cui la Childs si esibisce da sola in uno dei suoi temi privilegiati all’epoca: la scansione geometrica dello spazio mediante percorsi rettilinei, cartesiani, ritmati da sole percussioni; la sorpresa sta nell’aver ricostruito ella stessa per questo spettacolo la medesima sequenza di passi per due giovani interpreti che in pratica replicano dal vivo, sulla ribalta, i suoi tracciati proiettati su di uno schermo grande quanto tutto il boccascena.

A distanza di più di due anni sono stati poi riproposti due degli “Studi” di Philip Glass presentati già nel corso di una serata dedicata allora al musicista all’auditorium del Palazzo dei Congressi “Nuvola” all’EUR: ETUDE#18 ed ETUDE#5 completamente ripensati, però, in una nuova veste dalla stessa Childs per gli interpreti del MPE Dance Project. Due novità assolute in pratica che ci aprono una finestra sull’evoluzione della poetica della nostra negli ultimi anni con la maturità e con i contatti sempre più frequenti con la cultura europea: meno rigore geometrico, più musicalità, più apertura al dialogo, in altre parole meno matematica e più storia. Quelli che erano degli assoli ora sono un duo ed un terzetto in cui i danzatori, pur nella loro individualità, interagiscono e dialogano con la musica minimalista e ripetitiva di Glass, come a voler tradurre il linguaggio sonoro nelle forme espresse dai loro movimenti. Per completare è stato mostrato un altro filmato, addirittura del 1973, CALICO MINGLING, quasi un manifesto delle sue teorie, in cui la Childs con tre altre esecutrici, all’aperto, percorre le sue geometriche traiettorie con ritmo incalzante e rigorosa precisione, un pugno nello stomaco per il pubblico di allora. Infine PASTIME, una curiosa contemplazione del corpo sullo scorrere dell’acqua in una vasca da bagno; statico ed ipnotico, fu il primo solo della coreografa, qui riproposto da tre distinte interpreti in sequenza. Serata di ricordi, molto affascinante e particolare. Non si possono non nominare i validissimi interpreti: Sara Mignani, Agnese Trippa, Irene Venuta e Nicolò Troiano.

 

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