In un parco di Lisbona.

10/09/2026 | Tra le note

di Lorenzo Tozzi

Musica campestre.

Lisboa- Paese che vai, usanza che trovi. Il livello culturale di una nazione non si misura solo dalle grandi stagioni lirico-sinfoniche, ma anche dalle attività collaterali che riempiono i vuoti delle programmazioni più blasonate. A Lisbona, ad esempio, non c’è solo il Teatro di Sao Carlo, ma dal 4 settembre al 4 ottobre nei diversi quartieri periferici della città, come nel barrio Olivais, non lontano dall’aeroporto, l’associazione Lisbona cultura organizza una fitta serie di appuntamenti che sotto l’etichetta Festas na Rua insieme a concerti pop, cinema e fado non disdegnano neppure la proposta di un sostanzioso concerto sinfonico corale con l’Orchestra e coro della benemerita e internazionalmente nota Fondazione Gulbenkian. Così la Vale do Silencio, una spianata degradante tra il verde de parco, a dispetto del suo nome si riempie di suoni e da almeno tre ore prima del concerto si anima gradualmente di famiglie, gruppi di amici, curiosi di tutte le età e condizioni ( si calcolano circa 7000 persone tra cui molti giovani) come in un picnic collettivo, con sedie pieghevoli, tovaglie, tappeti o lenzuola da stendere sull’erba come in una vera e propria festa campestre. Lo spirito è dunque molto informale e chi non si è premunito di una sedia, può sempre accontentarsi (come l’ignaro sottoscritto arrivato con congruo anticipo) di una legnosa panchina. Ad agevolare la fruizione di un pubblico così numeroso sono poi quattro maxischermi che proiettano in diretta il concerto consentendo anche ai più male alloggiati di godersi la serata per altro molto gradita.

L’evento, di un’ora e mezza e completamente gratuito, vede protagonisti circa 150 musicisti diretti con grande esperienza e puntualità dal maestro ceco Alena Hron, bacchetta rosa dalla significativa carriera, in un programma si popolare, ma al contempo ricercato, di una chiara valenza internazionale ( vi figurano difatti autori di diversi paesi a riprova che la musica unisce).

Si assiste così ad un arcobaleno di suoni e tinte: dal colore latino della saporosa Ouverture cubana di George Gershwin, tutta nostalgia e maracas, all’intenso rapsodismo dell’Andante moderato di Florenze Price, mentre la Francia è presente con il coro frizzante e malinconico Sur la grève en feu dei Pescatori di perle e Voici la quadrille dalla Carmen di Bizet o La nuit et l’Amour della irlandese francesizzata Augusta Holmes, per non dire poi della immancabile Romantik tedesca con la Ouverture della shakespeariana e febbrile Oberon di Weber col suo profumo di incantesimo o infine della trascinante e popolare Danza slava in sol minore op.46 n.8 del ceco Dvořák. Non poteva poi naturalmente mancare la presenza dell’opera italiana, rappresentata tutto sommato da pagine marginali come il Preludio e l’Evviva corale dalle giovanile Villi di Puccini di grande pregnanza melodica o il facile coro delle Zingarelle e dei toreri nella Traviata di Verdi. Incandescente anche la Suite del Cappello a tre punte di Falla a rappresentare la consanguinea e vicina Spagna. Il bis? Un assaggio degli scontati e un po’ kitsch Carmina Burana di Orff, poi tutti a casa soddisfatti. Almeno per chi abita intorno o è automunito, perché di taxi alle undici di sera nemmeno a parlarne. Ma per la musica questo ed altro.

 

Condividi su: