Il San Carlo per il Sannazaro: un atto di solidarietà culturale

16/06/2026 | Tra le note

di Lorenzo Fiorito

Il concerto “Per il Sannazaro” organizzato dal Teatro di San Carlo per la ricostruzione del Teatro dopo l’incendio del 17 febbraio scorso non era soltanto una serata di raccolta fondi. Perché la vitalità teatrale di una città non si misura soltanto dal prestigio dei suoi teatri principali, ma dalla forza del suo tessuto culturale. Il Sannazaro appartiene a quel tessuto profondo della storia napoletana: ricostruirlo non è beneficenza, ma responsabilità culturale.
La presenza in sala del sindaco Gaetano Manfredi, presidente della Fondazione San Carlo, del sovrintendente Fulvio Macciardi, dell’assessore regionale Ninni Cutaia, insieme a Lara Sansone e Salvatore Vanorio, dava alla serata un peso civile che andava oltre la ritualità delle occasioni benefiche.
Ma il dato più interessante era soprattutto nella qualità dell’idea musicale. Il programma scelto per l’occasione non era casuale: tre compositori della Scuola musicale napoletana - Nicola Antonio Zingarelli, Niccolò Jommelli, Giovanni Paisiello - in dialogo con la Sinfonia “Praga” di Wolfgang Amadeus Mozart: una scelta che faceva della serata qualcosa di intellettualmente coerente. Napoli non come provincia che guarda all’Europa, ma come uno dei centri che l’Europa musicale l’ha formata. Jommelli ebbe la sua carriera a Stoccarda e a Lisbona; Paisiello trionfò a San Pietroburgo e a Parigi; Zingarelli fu a Roma, Milano, Parigi. La “Praga” non chiudeva il programma come ospite straniero: lo sigillava come testimonianza di quanto quella tradizione avesse già irradiato lontano da sé.
Giulio Prandi, interprete esperto del repertorio settecentesco, ha evitato sia una lettura troppo accademica sia sonorità eccessivamente pesanti. Nella Sinfonia n. 5 in sol minore di Zingarelli ha lavorato soprattutto sulla chiarezza degli archi e buon sostegno dei bassi mantenendo viva la tensione della pagina senza caricarla di effetti drammatici. Ne emergeva una scrittura inquieta e teatrale, ma sempre controllata.
La Periodical Overture n. 14 di Jommelli - composta per il mercato londinese, dettaglio che da solo basterebbe a raccontare il cosmopolitismo della scuola napoletana - trovava invece una lettura più asciutta, quasi analitica. Prandi privilegiava la trasparenza delle linee e la chiarezza architettonica rispetto al peso drammatico. Scelta legittima, benché a tratti la pagina sembrasse chiedere una maggiore tensione teatrale, soprattutto nelle transizioni e nei chiaroscuri dinamici. Ma proprio questa sobrietà finiva per mettere in evidenza la modernità della scrittura di Jommelli, liberandola da ogni colore meramente decorativo.
Il centro emotivo della serata restava tuttavia la Sinfonia funebre per la morte di Pio VI di Paisiello, pagina composta all’indomani della morte in prigionia del pontefice a Valence nel 1799, vittima delle tensioni con la rivoluzione francese. Qui Prandi mostrava il lato migliore della propria concertazione: niente monumentalismo funebre, nessuna retorica sepolcrale, ma una gravità composta. L’orchestra trovava proprio qui il suo suono più convincente: scuro, compatto, mai opaco. Una pagina restituita con misura e intelligenza stilistica.
La Sinfonia n. 38 in re maggiore “Praga” concludeva il concerto con quella concentrazione formale che è la sua firma: niente minuetto, tre movimenti, e una scrittura contrappuntistica nell’Allegro finale che Mozart non avrebbe più eguagliato con la stessa immediatezza. Prandi ne privilegiava il controllo architettonico e l’equilibrio dei piani sonori più che l’urgenza teatrale. L’introduzione lenta aveva densità e chiarezza; il finale mostrava una buona coesione orchestrale e un lavoro accurato sulle linee interne. Forse mancava un ultimo grado di rischio, quella forza centrifuga che nella “Praga” trasforma la perfezione formale in necessità drammatica. Ma il rapporto con le pagine precedenti risultava chiarissimo: Mozart appariva meno come eccezione assoluta che come interlocutore naturale di un sistema culturale condiviso.
L’orchestra ha risposto con attenzione e buona coesione alla concertazione di Prandi, distinguendosi soprattutto per la compattezza degli archi e per un suono generalmente equilibrato. Qualche rigidità tra le sezioni, probabilmente dovuta al tempo limitato delle prove, non comprometteva l’impressione complessiva di un ensemble attento e ben guidato.
Resta infine una domanda che il concerto lasciava naturalmente emergere: quale spazio può avere oggi questo repertorio nella programmazione del Teatro di San Carlo? Zingarelli, Jommelli e Paisiello appartengono infatti a una tradizione che non rappresenta soltanto il passato musicale di Napoli, ma una parte essenziale della sua identità culturale. E serate come questa ricordano quanto quella storia possa ancora parlare al presente.

Concerto “Per il Sannazaro”.
Teatro di San Carlo, Napoli, 9 maggio 2026
Orchestra del Teatro di San Carlo
Giulio Prandi (direttore)

Foto di Luciano Romano

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