Spoleto e il suo festival sono inimmaginabili senza i suoi concerti serali in Piazza Duomo. L’ampia platea degradante dinanzi alla magnifica cattedrale medievale, la cui facciata sembra dissolversi nella luce dorata di un tramonto estivo, ospita da decenni gli eventi musicali più significativi del Festival dei Due Mondi. È qui che nascono le serate che definiscono l’identità artistica del festival e lasciano un’impressione indelebile sul più vasto pubblico.
Il concerto di cui qui si riferisce è stato uno di questi eventi. Una piazza gremita ha accolto il debutto dell’estroso direttore canadese Yannick Nézet-Séguin, ormai diventato una delle principali bacchette della scena musicale internazionale, sul podio dell’ ultimo Concerto di Capodanno di Vienna , da alcuni anni direttore del Teatro Metropolitan di New York e solo quest’anno al suo debutto al Festival di Spoleto.
I compagni di viaggio del direttore d’orchestra per la serata sono stati la straordinaria pianista leccese Beatrice Rana, che ricopre anche il ruolo di consulente musicale per il Festival, e la magnifica London Symphony Orchestra. Il programma era incentrato su due opere di Sergej Rachmaninov, apparentemente speculari l’una all’altra: la scintillante Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra, ultima sua composizione pianistica, e la Seconda Sinfonia in mi minore op. 27 (1908). Questa combinazione ha conferito alla serata una particolare coerenza drammatica, permettendoci di ascoltare il compositore sotto diverse prospettive.
A partire dalla celeberrima Rapsodia su un tema di Paganini ( l’ultimo dei 24 Capricci per violino solo) in particolare.
Beatrice Rana è oggi una delle pianiste italiane più affermate della sua generazione. Artista residente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella stagione 2022-2023 e giovanissima accademica ceciliana, svolge un’intensa attività internazionale accanto ai maggiori direttori e alle più prestigiose orchestre. Ancora una volta, in uno splendido abito rosso, ha esibito appassionatamente tutto il virtuosismo acrobatico di cui è capace.
La Rapsodia su un tema di Paganini op. 43 (1934) per pianoforte e orchestra nasce dalla stessa fascinazione che ha attraversato pagine di Liszt, Brahms, Schumann e molti altri compositori: il celebre Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, qui trasformato in una sequenza di straordinarie variazioni. Dopo una brevissima introduzione, il tema viene sorprendentemente anticipato dalla prima variazione, che ne capovolge il tradizionale ordine espositivo, dando avvio a un percorso di ventiquattro episodi.
Il pianoforte domina la scena con una scrittura virtuosistica di rara brillantezza, in costante dialogo con l’orchestra, che ne amplifica colori e suggestioni. In questo lavoro Rachmaninov fonde il tardo romanticismo con una raffinata costruzione polifonica, echi di linguaggi moderni e il celebre motivo medievale del Dies irae, creando una sintesi espressiva di grande forza e immediatezza, dove il virtuosismo diventa energia narrativa e fascino sonoro.
Dalla Rapsodia attraversata da una tensione virtuosistica quasi febbrile e da un continuo gioco di specchi tra pianoforte e orchestra, si passa senza soluzione di continuità alla dimensione più ampia e sinfonica della Seconda Sinfonia.
La Sinfonia n. 2 in mi minore op. 27 è una delle opere più ampie e significative di Rachmaninov, in cui si fondono profondità lirica e respiro epico. Alla sua base si trova un’unica grande immagine della Patria, che si sviluppa lungo tutti i movimenti come un racconto musicale continuo.
La musica della Sinfonia, che Seguin domina alla perfezione, si distingue per l’ampiezza del disegno, la ricca scrittura polifonica e un particolare sviluppo “fluido”, in cui i temi si trasformano e si collegano senza soluzione di continuità. Prevalgono colori scuri e ombrosi, ma al loro interno emerge costantemente una tensione lirica intensa e profondamente personale.
Un ruolo fondamentale è affidato all’orchestrazione, caratterizzata dalla predominanza degli archi, da timbri misti e da una fine cura delle sfumature dinamiche, che contribuiscono a creare un flusso sonoro unitario. La Sinfonia non cerca un effetto drammatico esteriore, ma rivela piuttosto un mondo interiore complesso, fatto di nostalgia, ampiezza espressiva e ricerca di unità poetica.
Il concerto si inserisce splendidamente nel contesto del celebre Festival dei Due Mondi, confermandone ancora una volta il ruolo di crocevia internazionale delle arti. Uno dei più prestigiosi appuntamenti dedicati alla musica, al teatro, alla danza e alle arti visive, il festival rinnova ogni anno il proprio spirito di apertura, riunendo artisti e pubblico in un dialogo fecondo tra culture, estetiche e linguaggi diversi.




