Nel segno di Martha

03/08/2026 | L’angolo della danza

di Donatella Bertozzi

All’Accademia Nazionale di Danza.

La Martha Graham Dance Company – la più longeva compagnia di danza degli Stati Uniti – ha celebrato, a partire dallo scorso mese di aprile, i cento anni dalla fondazione con varie iniziative e una lunga tournée che ha toccato anche diverse città del nostro paese. Figura iconica e fondativa del movimento moderno nella danza, danzatrice e coreografa di geniali qualità, Martha Graham cominciò a lavorare stabilmente con un suo piccolo gruppo di interpreti e debuttò con un programma di sue creazioni il 14 aprile 1926 al Booth Theatre di New York.

Proprio a partire dal mese di aprile si sono succedute anche da noi diverse iniziative dedicate al centenario Graham: lo stesso Ministero della Cultura ha finanziato progetti di ricerca riuniti sotto il titolo “Tracce di Memoria – Graham 100“, mentre l’Accademia Nazionale di Danza ha ospitato in maggio una giornata di studi dedicata alla tecnica e alle creazioni della Graham e al loro impatto sull’evoluzione e lo sviluppo della tradizione moderna della danza.

L’evento però forse più significativo, rivelatore – contro ogni superficiale previsione – della vasta e profonda penetrazione del verbo grahamiano nel nostro paese – si è svolto, ancora presso l’Accademia Nazionale di Danza, nelle giornate del 27, 28 e 29 luglio, ideato e realizzato, con uno staff di prestigiosi collaboratori, da Elsa Piperno.

Cresciuta come interprete, negli anni Sessanta, nel London Contemporary Dance Theatre diretto da Robert Cohen, la Piperno, fin dal 1970, è stata pioniera e instancabile fautrice della diffusione del pensiero e dell’opera della Graham nel nostro paese. E tuttora agisce, con la sua associazione Danzare la vita, per consolidare il patrimonio ricevuto (da maestri come Cohen, Yuriko, Mary Hinkson, per dirne solo alcuni) presso le giovani generazioni di insegnanti e studenti dei licei coreutici e di alcune scuole private di particolare eccellenza.

Il progetto si è svolto in tre lunghe e dense giornate di lavoro. Lo staff dei docenti – per un totale di sette lezioni quotidiane – comprendeva due celebri star della compagnia: Jacqulyn Buglisi e Terese Capucilli. Esponenti di quella preziosa generazione di interpreti femminili che dagli anni Settanta la stessa Graham istruì personalmente, guidandole in molti ruoli cruciali del suo repertorio. Entrambe depositarie, a pochi anni di distanza l’una dall’altra, di una tecnica che all’epoca della loro pienezza artistica era forse all’apice della propria maturazione ed evoluzione. Lo hanno ben evidenziato le splendide immagini proiettate nei due incontri pomeridiani al Teatro Ruskaya, dedicati alla trasmissione delle loro rispettive esperienze di lavoro con la Graham.

Accanto a Buglisi e Capucilli – la prima più “spirituale” nell’insegnamento, l’altra più “energetica” – ancora due diverse generazioni erano rappresentate: la stessa Piperno, impareggiabile decana degli studi Graham in Italia, e Caterina Rago, esponente della generazione più giovane, già brillante allieva della Piperno in Accademia, poi volata a New York per perfezionarsi presso la scuola e la compagnia della Graham e oggi titolare, nella Grande Mela, di una sua compagnia.

Tanto nelle lezioni quanto nella testimonianza dal vivo, la Piperno è stata ancora una volta cruciale testimone, passo per passo, movimento per movimento, di quell’intima connessione, in Graham, fra creazione coreografica e graduale elaborazione del vocabolario e della tecnica, frutti dell’invenzione creativa: snodo cruciale del modernismo coreografico, in contrapposizione alla rielaborazione propria del balletto.

A conclusione delle tre giornate di lavoro, nel pomeriggio del 29, il Teatro Ruskaya ha ospitato una serie di creazioni coreografiche: è stata questa la parte più sorprendente di tre giorni già discretamente ricchi di sorprese: la giovane età e la competenza di buona parte degli allievi, le molte interconnessioni ricreatesi, a volte a distanza di decenni, fra i molti docenti giunti, come gli allievi, da ogni parte d’Italia.

Ciò che si poteva prevedere particolarmente debole – i brani coreografici programmati, quasi sempre estratti di saggi – si è rivelato frutto interessante di scelte intelligenti da parte dei molti docenti di tecnica Graham oggi sparsi per l’Italia dimostratisi molto competenti.

Da segnalare poi, in particolare, la bella creazione originale che apriva lo spettacolo, On the Way, opera di tre giovani interpreti e autrici: Tonia Formisano, Claudia Marchese e Claudia Fiorio. Calibrata sulle loro tre differenti personalità, costruita con un estro compositivo coinvolgente, ben distribuita sulla base dei diversi talenti, valorizzata da bei costumi e dalle splendide luci di Stefano Pirandello la composizione si faceva notare anche per il buon equilibrio fra echi dell’apprendistato grahamiano e impulsi all’invenzione e alla strutturazione architettonica e drammaturgica. Perfettamente in linea con la lezione di Martha, che a cent’anni dal debutto della sua compagnia dimostra di aver ancora molto da insegnare e molto da dire.

 

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