Salisburgo – Rispetto all’irrequieto dinamismo delle Nozze di Figaro e al demonismo del Don Giovanni, Così fan tutte vive in una dimensione astratta, delineata da perfette simmetrie. A questo carattere architettonicamente razionale, ma anche immerso in atmosfere evanescenti, lo spettacolo di Christof Loy andato in scena al Grosses Festspielhaus di Salisburgo rende pienamente giustizia. Si trattava della prima occasione per apprezzare il lavoro del regista nella sua interezza, considerando che il medesimo allestimento andò in scena nel 2020 con numerosi tagli a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia. A dire il vero alcuni tagli sono stati operati anche nella presente edizione, stavolta senza motivazione apparente. Spettacolo di minimale efficacia, con pochissimi oggetti di scena, tutto giocato sulla cura della recitazione.
Le scene di purissimo nitore di Johannes Leiacker, pennellate dalle luci di Olaf Winter, disegnano un mondo in bianco e nero, quasi una scacchiera ad accogliere il gioco di amorosi sensi. Due porte in una parete candida permettono le entrate e le uscite dei personaggi. Quando questa si apre a mostrare un albero in un paesaggio oscuro, è come se le misteriose dinamiche dell’anima umana si manifestassero all’improvviso lasciandoci sgomenti. L’umorismo viene dosato con parsimonia, evitando eccessi che snaturerebbero la profondità della commedia. La cifra stilistica di Loy si incarna nell’estrema pulizia formale, scevra di qualsiasi superficialità, totalmente votata all’esplorazione psicologica. Le coppie degli amanti appaiono identiche, salvo poi differenziarsi nel procedere dell’azione. Il loro trovarsi l’uno di fronte all’altra, salvo poi scambiarsi di posto con fare sgomento, evidenzia la confusione dei ruoli, la casualità che governa i destini umani.
Pregevole l’esecuzione musicale. Joana Mallwitz stacca tempi frenetici nell’ ouverture, dettando un ritmo teatrale serrato, forse a volte persino troppo compiaciuto del proprio virtuosismo orchestrale. Non mancano comunque momenti di fine articolazione strumentale, nei quali emerge il carattere cameristico ed estremamente raffinato della scrittura. Si pensi al rondò ’Per pietà, ben mio, perdona’, nel quale le oscillazioni emozionali di Fiordiligi trovano magistrale incarnazione, forse il momento più alto della serata. Il ruolo dell’amante combattuta fino all’ultimo fra la fedeltà al proprio uomo e le tentazioni di una crescente sessualità trova in Elsa Dreisig una interprete sensibile ed emotivamente coinvolgente. In ‘Come scoglio immoto resta’ sfoggia un bel timbro e un fraseggio sempre nitido, anche se il registro grave non è sempre a fuoco. La sua interpretazione è comunque da ricordare per musicalità e aderenza al personaggio. Le sta accanto la Dorabella allegra e volubile di Victoria Karkacheva, dalla voce corposa e robusta. Bogdan Volkov è un Ferrando tutt’altro che lezioso, dal timbro morbido e ricco di sfumature. Misurato e nobile poi il Guglielmo di Andrè Schuen. Il pungente sarcasmo di Don Alfonso trova in Johannes Martin Kränzle un interprete esperto, anche se dalla voce oltremodo usurata. Lea Desandre, infine, incarna una Despina di irrefrenabile umorismo e spigliate doti attoriali. Sala piena e ovazioni per tutti.




