CAVALLI
Missa a 8 voci concertata con lstromenti (Venezia 1656), Ensemble Vocale Locate/li, Ensemble Locatelli, Ensemble UtFaSol, More Antiquo (dir. Giovanni Conti), Coro C. Monteverdi di Crema dir. Bruno Gini
DYNAMIC CDS8074 T.T.: 59’07”
Sulla scia della straordinaria fortuna goduta da Monteverdi, da tempo si è ormai avviata la Cavalli renaissance. Di Francesco Cavalli, il più autorevole erede del “divino Claudio”, non solo si sono apprezzati ormai sulle scene internazionali molti straordinari titoli teatrali, ma sempre più frequentemente si va riscoprendo anche la produzione sacra, legata al suo servizio nella basilica di San Marco a Venezia dove Cavalli fu prima cantore sotto Monteverdi, poi primo organista e infine maestro di cappella (dal 1668 alla sua morte). Del suo sontuoso stile corale è splendida testimonianza questa Missa
a otto voci concertata con istromenti, prima della sua raccolta di 28 Musiche sacre, dedicata al cardinale Giovanni Carlo dei Medici, edita a Venezia nel 1656. Comprendeva composizioni da 3 a 12 voci come Messe e Salmi, Inni, Antifone e Sonate ed era una summa dello stile marciano. Uno stile grandioso che necessita di diversi gruppi vocali e strumentali. Al doppio coro di solisti dell’Ensemble Locatelli si aggiunge il doppio coro di ripieno di quattro voci del Coro Claudio Monteverdi di Crema (città natale di Cavalli). Lo smalto coloristico, cifra distintiva della scuola veneziana, è assicurato dall’Ensemble strumentale Locatelli (archi) e soprattutto anche dall’Ensemble di fiati UtFaSol ai quali si aggiunge, per gli interventi in cantus planus gregoriano, il gruppo MoreAntiquo. Questa ricchezza di gruppi sonori non poteva che sortire l’effetto sperato, restituendo in tutta la sua lucentezza e magnificenza la Messa che tra le navate della basilica veneziana doveva godere anche dell’effetto antifonico dei cori battenti, siti nelle opposte cantorie. L’attenzione alla prassi esecutiva filologica, perseguita dalla direzione musicale di Bruno Gini, nulla toglie allo splendore di queste pagine che nulla hanno
da invidiare alle consimili pagine monteverdiane.




